Ai tempi "du maccature" non c'era ancora la lavatrice: la storia del dialetto foggiano

Appuntamento venerdì all'Università del Crocese

L'EVOLUZIONE DEL FOGGIANO. Il fatto che Foggia fosse un agglomerato di borghi dei quali il più importante e il più antico è borgo croci; che la transumanza ha costretto ad avere contatti culturali con abruzzesi e molisani; che dal dopoguerra fino ad oggi molti abitanti della provincia hanno abbandonato i paesi natii per risiedere in città, ha influito non poco sull’evoluzione del dialetto foggiano a livello fonologico, passando da un’espressione più velare, più gutturale, a quella attuale tendente alla palatalizzazione. Che Foggia avesse una lingua “nobile” in età federiciana ci era stato già riferito da Michele Melillo, studioso del dialetto foggiano nel suo libro “Lingua e società in Capitanata”, in cui lo studioso attribuisce all’ascesa degli Angioini prima e dei Borbone poi, la decadenza della lingua foggiana, ibridata dallo spagnolo per le classi nobili e dall’abruzzese e dal molisano per quanto riguarda le classi sociali meno agiate.
LA DIGNITA' DEL DIALETTO. A dire di Giuseppe di Furia il dialetto foggiano deve essere assurto a lingua. Il dialetto, infatti, non è una lingua sgrammaticata, zeppa di errori, ma ha una sua dignità sociopolitica e linguistica che segue delle regole precise che l’autore si è preoccupato di rintracciare. Al pari di tutte le lingue, infatti, esso possiede un sistema fonologico, morfologico, sintattico e lessicale. Proprio perché l’italiano nasce da quello che era il dialetto toscano, i vari dialetti non devono avere un rapporto di subordinazione, quanto piuttosto un rapporto di pari dignità tra loro e rispetto all’italiano, poiché tutti (o quasi) discendono dal latino.
AI TEMPI DEL "MACCATURE" NON C'ERA LA LAVATRICE. La cosa che più di tutte appassiona l’autore è notare come si sia evoluto il dialetto a livello fonologico e semantico nel corso delle tre generazioni che il di Furia ha considerato. L’utilità di questo studio si ritiene debba riguardare ogni studioso di cultura popolare, ad ogni livello. Spesso noto in autori di poesie o di prose teatrali delle incongruenze tra la parola scritta o detta e il periodo di riferimento nel quale la scena avviene. Per esempio la parola “maccature” che significa fazzoletto, è caduta in disuso, sostituita dal moderno “facciulette”. Ebbene non si può accostare in un qualsiasi testo la parola “maccature” con “lavatrice” perché all’epoca in cui si indicava “ù maccature” la lavatrice non esisteva. Ecco allora l’utilità di rintracciare, attraverso uno studio scientifico, le coordinate semantiche e fonologiche di riferimento per un lavoro letterario.

LE CURIOSITA' DELLA STORIA DEL FOGGIANO. Un'altra sessione interessante di questo studio riguarda l’analisi sociologica di quelle generazioni degli anni ’70 che nell’uso corrente  dell’italiano intercalano degli idiomi dialettali, così come i loro padri, al corrente linguaggio dialettale, intercalano degli idiomi in italiano. Il dI Furia attribuisce a questi atteggiamenti delle regole che passano più che altro per regole inconsce, inconsapevoli, che il parlante mette in opera. Non mancano in questo studio delle curiosità tra le quali emergono alcune coppie di parole che hanno una pronunciata omofonia, ma che hanno significati distanti:

bene e buono: bunə

sera e sorella: sœ:rə

io do e io dico: ʝiə ‘dəkə

oppure quella dell’aggettivo numerale due che ha un maschile e un femminile:

doj g’raffe (due giraffe) /‘dojə dʒə’raf: ə/

“duj c’n” (due cani) /‘dui ‘kənə/.

In un momento in cui la collettività foggiana si riunisce per cercare di creare una public history intorno agli eventi del 1943, sarebbe auspicabile che questo metodo venisse usato anche per uniformare, una volta per tutte, il modo di scrivere il dialetto foggiano.


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