Aqva Mood, sperimentale e onirica: le atmosfere sonore di Flavio Boltro e del suo BBB

Bene anche la terza serata della rassegna: una “riflessione sonora”

Atmosfere, evocazioni differenti alla terza uscita della rassegna Aqva Mood: il BBB Trio guidato da Flavio Boltro, d’altronde, propone musica autografa – come Daniel Karlsson Trio, il primo live di febbraio – ma con una verve sperimentale tutt’altro che scontata. Nella serata di mercoledì 19 aprile, davanti ad un pubblico che ha sfidato freddo improvviso e Dio Pallone – in concomitanza, la Juventus superava il turno sul Camp Nou di Barcellona –, interessanti suggestioni sono venute fuori da questo terzo appuntamento della kermesse.

“L’ASCOLTO TRA NOI E’ FONDAMENTALE”. “Un sound circolare” secondo la definizione che ne dà lo stesso front-man Flavio Boltro, trombettista di comprovata affidabilità che da Michel Petrucciani – come ha raccontato in disparte – ha colto soprattutto la determinazione musicale, “la forza di provarci fino alla fine, di crederci”. Un apprendistato di altissimo profilo il suo, sul finire degli anni ’90, che gli ha permesso, oggi, a distanza di anni, di provare a uscire con un disco – sarà in sala di registrazione a maggio – differente dai soliti, tutto targato BBB Trio e completato da una sezione ritmica assolutamente protagonista al pari dell’unico fiato presente in formazione. Mauro Battisti al contrabbasso e Matteo Battisti alla batteria, infatti, non sono solo collante e circonferenza del sound del BBB ma anche sostanza, corpo, forma: “L’ascolto tra noi – ha detto infatti il contrabbassista – è fondamentale”. Niente di più vero: il lirismo che scaturisce dai bassi e dai crescendo improvvisi – in mezzo c’è tanta percussione, tanto contrappunto – è frutto di quella circolarità dovuta soprattutto ai due musicisti che assecondano la tromba.

“ONIRICA”. Un inter-play importante, dunque, che si coltiva nel corso dei concerti, com’è accaduto al Ristorante Aqva, durante le peregrinazioni sonore di Flavio Boltro, alla ricerca di una “riflessione sonora” fuori dai comuni standard jazz, modulata da effetti elettronici mai eccessivi: delay interessanti sui quali ampliare brani inediti e riproposizioni di canzoni popolari come la francese “Cocinelle”, di fatto una marcetta con un tema tutt’altro che scontato, o una canzone di Natale del repertorio russo, fino alla rampante “Black Jack”, più vicina al free jazz che all’urban intessuto dalla maggior parte dei brani del BBB. Il risultato, alla fine, è una serata differente dalle precedenti, di riflessione sonora, come detto, più che di semplice ascolto e godimento, sintetizzabile in larga parte dal titolo del brano di apertura del concerto: “Onirica”.

di Alessandro Galano


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