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Al Cineporto di Foggia si va “A corpo libero” con l’apertura del Salento Rainbow Film Fest

Da martedì 13 a sabato 17 marzo torna il Salento Rainbow Film Fest, organizzato dall’associazione LeA- Liberamente e Apertamente di Lecce. Il Festival, giunto alla quarta edizione, quest’anno coinvolgerà tutta la regione grazie alla sinergia con i Cineporti di Puglia e con Apulia Film Commission che co-finanzia l’iniziativa: l’inaugurazione sarà a Foggia, martedì 13 marzo. A seguire, mercoledì 14, sarà la volta di Bari, per poi entrare nel vivo con i tre giorni di fitta programmazione a Lecce, da giovedì 15 a saabto 17 marzo.

IL REGISTA JO CODA. Martedì 13 marzo, a Foggia, nella sala del Cineporto (ore 20), il giornalista e pedagogista Luigi Lioce converserà con il regista Jo Coda, artista sardo pluripremiato e autore de “Il Rosa Nudo”, lavoro che ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo, inserito come evento speciale “per il suo alto valore artistico, storico e morale” all'interno della 7a edizione del Queer Lion Award nel corso della 70° mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. A Foggia si potrà vedere il suo nuovo corto, “Xavier”, e il lungometraggio “Bullied to death”. Il primo racconta di Xavier Jugelé, il poliziotto morto durante l'attentato sugli Champs-Elysées nel 2017, mentre il secondo affronta il tema del bullismo omotransfobico attraverso la trasposizione cinematografica di storie reali dagli epiloghi dolorosi. L'ingresso all'evento è libero.

“A CORPO LIBERO”. Il Salento Rainbow Film Fest è un progetto in mutamento, che mischia il cinema alla musica, alla danza, alla fotografia, al teatro e segue di pari passo l'evoluzione sociale in atto. Un festival/non festival, fuori dai circuiti canonici, che esiste per essere cassa di risonanza sulla cultura lgbtqi* - lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali - sigla che in realtà sta per persone, passioni, amori, tensioni, paure, aspettative, meraviglie, coraggio. “A Corpo Libero” recita il claim di questa quarta edizione: “il festival come occasione per esplorare gli altri, per entrare in ascolto, in relazione. Per superare le logiche etichettanti di una cultura che genera normalizzazioni. Per rivendicare l’esigenza di esprimere se stessi, i propri corpi, in maniera libera, trasparente, in qualsiasi contesto. Per andare oltre l'orientamento sessuale e l'identità di genere, e semplicemente creare connessioni fra le persone”.
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di Redazione 


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