I Carmina Burana? Un progetto moderno, modernissimo. Anzi: elettronico

Da Foggia ma puntando all'estero: il disco prodotto da RadioSpia

Nove tracce per far risuonare, in chiave moderna, i Carmina Burana, provando a chiedersi, sonoramente parlando, quale interpretazione avrebbe dato oggi il compositore Carl Orff, meritevole di aver rilanciato negli anni '30 del Novecento questi misteriosi componimenti medievali. Un mix interessante, in grado di unire una orchestra sinfonica e un coro di oltre 40 voci, con manipolazioni e musiche elettroniche di artisti italiani, fra i quali l’icona rock-wave Andrea Chimenti, il poliedrico violinista Valentino Corvino, la geniale Alba Francesca Battista ed altri abili artisti e Disc Jockey (Emanuele Menga, Domenico Montino, Andrea Ruscitti e The Alpha States). Il risultato è un percorso sonoro di 35 minuti, frutto di due anni di lavoro e che prende le mosse dal territorio di Capitanata per opera del produttore Marco Maffei (intervistato da Foggia Città Aperta), titolare dell’etichetta discografica RadioSpia (progetto interessantissimo nato nel 2012 e molto apprezzato oltre frontiera). Ieri pomeriggio, lunedì 9 febbraio, dall'Auditorium Santa Chiara di Foggia, la prima presentazione ufficiale del disco “One Carl Is Undead: An Ideal Today For Carmina Burana”.

CON E SENZA LA TRADIZIONE: SI PUO' FARE. Un lavoro audace, ben calibrato, in grado di non rifiutare né accogliere pedissequamente la pesante eredità lasciata dal compositore bavarese, figura controversa della musica colta novecentesca e che, al di là della sua contraddittoria fortuna ottenuta durante il Terzo Reich (è ancora incerta la sua posizione in merito al nazional-socialismo), ha avuto il merito di reinsediare la lingua latina sulla scena classica europea (pochi sanno che oltre ai Carmina Burana, Orff si occupò anche dei canti catulliani: “Catulli Carmina”). “Chi rifiuta totalmente la tradizione – ha detto in merito, durante la conferenza stampa di presentazione, il violinista e compositore Valentino Corvino – commette un errore, ma chi la ripropone totalmente, senza innovare, compie ugualmente un errore”. Parole di Eduardo De Filippo, come sottolineato dallo stesso Corvino, in questo caso nume di riferimento in grado di fornire la cifra stilistica del lavoro prodotto dal tecnico del suono e produttore pugliese Marco Maffei.

LE TRACCE DEL DISCO. Nel lavoro, “O Fortuna”, ossia il canto più noto (“Defectus”, traccia numero 2), trova la voce profonda di Andrea Chimenti e mantiene un ossequio rispettoso nei riguardi della composizione originale e, finanche, degli stessi componimenti risalenti al XI secolo (a spaziare e spiazzare, con riguardo, i suoni elettronici sintetizzati e l'ukulele). Più spinte, senza dubbio, le tracce 3 e 5: “Space Cargo” e “The Queen in My Arms”. Nella prima la mano del Dj Montino si nota e non lascia indifferenti, nella seconda invece spicca la sicurezza e creatività di Corvino, accorto e puntuale nella fusione di elementi apparentemente lontani tra loro (violino, coro classico, orchestra, percussioni e programmazione). “A' Rebours”, della compositrice Alba Francesca Battista, richiama le ambientazioni dodecafoniche, pur lavorando di programmazione e sintesi. In “Inhuman Face” si riconosce la mano di Emanuele Menga, esperto e sempre all'avanguardia nel campo elettronico. Meno audaci, le restanti due tracce che rivedono il tema trainante dei Carmina: quel “O Fortuna” che si rifà alla leggendaria ruota medievale che ora schiaccia, ora porta in trionfo i vari regnanti nelle epoche storiche. Da seguire con attenzione l'ultima traccia che ripropone Defectus in versione “dry”: una bonus track che si avvale, anche questa, della firma di Chimenti.

di Alessandro Galano


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