Faragola, la visita di Volpe: "Non cali l'attenzione, sì a iniziativa pubblica e un'opera d'arte con lamiere"

"Nessuno mi toglie dalla testa che si sia trattato di un incendio doloso". Giuliano Volpe è tornato a Foggia. E, "ancora un po' intontito dal jet lag", il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali si è recato a Faragola. In una miscela di "sensazioni, emozioni, dubbi, timori, rabbie, speranze".

IL REPORT. "Intorno alla struttura andata in fiamme - spiega l'ex rettore dell'Università di Foggia - la terra è pulita, non ci sono tracce di bruciato, l'erba, tagliata di recente, è secca, gialla, in alcuni tratti anche verde, pulita, non ha segni di bruciato; c'è una fascia senza significative tracce di bruciato di almeno 10-20 metri intorno all'area musealizzata ora distrutta; nel vicino oliveto gli unici alberi bruciacchiati sono quelli della fila vicina al sito archeologico, ma anche un tubo di plastica che corre lungo il confine è integro (avrebbe dovuto squagliarsi se il fuoco fosse arrivato di lì!); mi sembra impossibile che il fuoco sia arrivato da sterpaglie bruciate".

LA CRITICA. Ma dopo il report,  Volpe si concentra sul futuro: "Non tutto potrà essere recuperato ma si cercherà di fare il massimo e si troveranno i modi, anche con le tecnologie multimediali, per restituire la possibilità di garantire la comprensione del sito e la comunicazione della sua importanza". Nel frattempo, evidenzia Volpe, "credo sia necessario soprattutto non far calare l'attenzione, che vedo già pericolosamente in calo", compresa la critica "alla latitanza di certi politici e amministratori, passato il primo momento e andate via le telecamere".

LE INIZIATIVE. "Nelle prossime settimane - conclude Volpe - bisognerà organizzare un’iniziativa pubblica sul sito. Inoltre sarà bene allestire una mostra sul cantiere e magari anche installazioni multimediali. Infine sarebbe bello realizzare un’opera d’arte con le lamiere contorte della copertura, a memoria di questa tragedia. E parleremo di Faragola ovunque ce lo chiederanno. Insomma bisognerà far vivere il sito anche in questa fase di emergenza e poi di cantiere di restauro e di ricostruzione. Un cantiere aperto, partecipato, pubblico. Solo così Faragola potrà rinascere dalle sue ceneri come la fenice".

di Redazione 


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