Mafia, processo Corona e quel ‘disguido’ che ancora rincorre Landella

Polemica a distanza con il procuratore Roberti

Chissà quanto tempo ancora il sindaco di Foggia dovrà rimuginare su quel ‘disguido’. Perché quando si parla dell’impegno dell’amministrazione comunale contro la mafia, ciclicamente c’è qualcuno che punta l’indice contro Palazzo di Città e ricorda la mancata costituzione di parte civile del Comune nel processo ‘Corona’.

LA STOCCATA. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il procuratore Antimafia, Franco Roberti. Interpellato dalla trasmissione ‘6 su Radio1’ in merito alla mattanza di San Marco in Lamis, Roberti ha prima sottolineato come “la criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B”, ha poi ribadito come “le faide tra clan nel Foggiano vanno avanti da 30 anni” e ha parlato “dell’ultimo, importantissimo processo che si è celebrato a Foggia, condotto dalla Procura Distrettuale di Bari per una catena enorme di estorsioni, dove purtroppo non si è registrata la partecipazione della società civile. Il Comune di Foggia non si è nemmeno costituito parte civile del processo e questo è un segnale estremamente negativo che va stigmatizzato”.

IL ‘DISGUIDO’. Una stoccata che non poteva lasciare indifferente il primo cittadino, costretto – visto anche il valore della carica che ha prodotto la critica – a dover nuovamente ribadire il proprio pensiero sulla vicenda 'Corona'. “L’episodio cui il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha fatto riferimento nel suo intervento è stato il frutto di un disguido degli uffici dell’avvocatura comunale circa la tempistica processuale della costituzione, non la dimostrazione dell’assenza di volontà politica nell’essere in prima fila nella lotta alla mafia”. (LEGGI:Processo Corona, Landella chiede scusa alla Direzione antimafia. Ma boccia le polemiche…)

I PROCESSI. Sottolineando come “il Comune di Foggia sia in prima linea, per quanto di sua competenza sul piano normativo, nella lotta all’illegalità”, Landella entra nello specifico: “Al momento del mio insediamento – spiega il primo cittadino - ho infatti prodotto un preciso atto di indirizzo politico attraverso cui ho dato espresso mandato agli uffici affinché costituissero il Comune di Foggia parte civile in tutti i procedimenti penali per i reati di natura estorsiva. Una decisione assunta nella profonda consapevolezza che il racket delle estorsioni è uno degli ambiti più importanti in cui la criminalità organizzata si muove con le sue attività illecite e nella convinzione del valore simbolico della presenza del Comune anche nella fase processuale. Tutto questo, giova ricordarlo, non era mai accaduto prima. Anche per questo ho voluto dare un segnale di cambiamento reale su questo terreno, che si è manifestato concretamente in altre occasioni in cui il Comune si è per l’appunto costituto parte civile: nel processo che ha visto imputato Luciano Cupo ed in quello scaturito dalle denunce del titolare del bar ‘Street Cafè’, entrambi relativi a reati di natura estorsiva. L’avvocatura comunale è inoltre in attesa di ricevere dalla Procura della Repubblica di Foggia gli estremi per presentare istanza di costituzione di parte civile nel cosiddetto processo ‘Rodolfo’”.

di Redazione 


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