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Tangenti e favori per pilotare le sentenze: arrestati giudici, funzionari e commercialisti

Commissione Tributaria, 'terremoto' a Foggia e provincia

Dieci arresti (ai domiciliari) e tre misure interdittive (divieto di esercitare la professione commercialista per 12 mesi). E' l'esito dell'Operazione "Giustizia privata (de repetundis)", con altre quaranta persone indagate. I reati contestati dalla Procura di Foggia sono quelli di corruzione in atti giudiziari, falso e truffa in concorso. I giudici tributari coinvolti sono Giuseppe D'Avolio, Vito Merra, Antonio Ventura e Antonio Cerase; i dipendenti delle Commissioni Tributarie sono Rosaria Adriana Benigno (in pensione) e Domenico Laricchia. I commercialisti difensori sono Gaetano Stasi, Antonio Scala, Francesco Ricciardi e Gaetano Valerio. I commercialisti che hanno subito il provvedimento di interdizione, invece, sono Giovanni Antini, Mauro Gadaleta e Gianluca Orlandi.

IL VANTAGGIO. Le indagini hanno permesso di accertare che alcuni segretari di sezione delle Commissioni Tributarie hanno costituito per lungo tempo il punto di riferimento dei difensori di alcuni contribuenti del territorio dauno. Questi, per evitare che i loro clienti pagassero allo Stato le imposte dovute preferivano versare somme di denaro o altre utilità ai ai funzionari amministrativi delle commissioni e ad alcuni giudici delle stesse, in cambio di decisioni favorevoli nei contenziosi tributari: ciò determinava per i contribuenti un vantaggio patrimoniale e per i difensori prestigio e guadagni nell'ambiente tributario.

LE TANGENTI. Alcuni funzionari in cambio di denaro o altre utilità pilotavano le cause sui giudici compiacenti o svogliati, alcuni giudici emettevano decisioni favorevoli al contribuente in cambio di somme di denaro e altri, pur in mancanza di utilità personale, frodavano l'amministrazione tributaria delegando completamente, di fatto, la giurisdizione a funzionari che deliberavano secondo il proprio tornaconto personale (tangenti o altri vantaggi), limitandosi alla sola firma della sentenza, con introito delle indennità previste per l'attività.

LE TARIFFE. Per ogni sentenza venivano versate somme tra i 500 e i mille euro. In particolare, in un caso è emerso che un noto commercialista avesse uno dei funzionari tributari direttamente a libro paga, in quanto mensilmente gli corrispondeva la somma di 400 euro. L'importo complessivo delle somme accertate come prezzo dei reati corruttivi è pari a circa 60mila euro. 

di Redazione 


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