A Maurizio De Tullio il Premio Adriatico per il Giornalismo
Esistono ancora giornalisti convinti che la carta stampata e l’approfondimento non siano cose
vecchie superate, ma valori importanti da proteggere.
In un’epoca dominata dalla chiusura delle edicole, scommettere su una
rivista tradizionale richiede un coraggio non comune.
Questa ostinazione culturale appartiene a Maurizio De Tullio che, proprio alla guida del trimestrale
Diomede - tra passato e futuro, è diventato una delle voci più autorevoli della Capitanata, ed è stato appena
insignito del prestigioso VIII Premio Internazionale Adriatico per la categoria Giornalismo.
IL TRAGUARDO.
Il premio, che riceverà a Termoli il 10 ottobre 2026, rappresenta una formidabile iniezione di orgoglio per l'intera Capitanata. Dopo aver curato per vent'anni la comunicazione della Provincia di Foggia al fianco di Geppe Inserra ed essere stato un
punto di riferimento per le attività della Biblioteca "La Magna Capitana", De Tullio ha dimostrato
come l'indagine documentaria sia, prima di tutto, un dovere morale verso la propria comunità.
Un esempio concreto del suo impegno è lo scavo immenso e doloroso per restituire un’identità ai duemila civili foggiani travolti dai bombardamenti del 1943, un'operazione di giustizia storica
per sanare la memoria della Seconda Guerra Mondiale.
LA RIVISTA. E poi c'è la scommessa di Diomede, un
trimestrale cartaceo che sotto la sua guida è diventato un vivace spazio culturale che ospita
interviste esclusive a grandi artisti, eventi storici dimenticati e scoperte rimaste a lungo
sconosciute.
Sotto la sua direzione, la rivista ha svelato scoop storici incredibili: dal passaggio a Foggia della
leggendaria "Valigia delle Indie" nell'Ottocento, alle tappe locali del Cantagiro degli anni Sessanta,
fino al recupero di scottanti vicende umane rimaste sepolte, come il dramma delle famiglie di
Faeto schiavizzate nelle coltivazioni di caffè in Brasile, o la storia dimenticata del copilota foggiano
Mario Maggio al fianco di Tazio Nuvolari.
Il tratto distintivo di De Tullio resta, però, l'onestà intellettuale. Il suo legame con Foggia non è mai
sfociato nella retorica o nell'elogio facile. La sua penna non risparmia critiche ai ritardi della classe
dirigente e alle mancanze della società civile locale. E questo premio ne riconosce il valore. (Cinzia Rizzetti)