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  • Pubblicata il: 16/01/2026 09:33:53

Daniela Marcone sull’omicidio di ‘Sassolin’: “Non è una nuova guerra di mafia, è sempre la stessa, non è mai terminata”

Il post della vicepresidente di Libera

“Alessandro Moretti, detto "Sassolin", è stato ucciso ieri sera a Foggia. Aveva 34 anni ed era il nipote del ‘noto’ boss della mafia foggiana, Rocco Moretti, da tempo in carcere. Moretti era sul suo scooter, i colpi esplosi in una via molto vicina al centro città, non gli hanno lasciato scampo: è morto poco dopo”.

IL MESSAGGIO. Comincia così il post pubblicato tramite social network da Daniela Marcone, vicepresidente di Libera nonché figlia del noto Francesco Marcone, una delle tante vittime di mafia del territorio di Capitanata. Un commento amaro, ma tutt’altro che arrendevole, a margine dell’ultimo omicidio avvenuto nella serata del 15 gennaio tra le strade di Foggia, ai danni, appunto, del trentaquattrenne Alessandro Moretti.

ENNESIMA GUERR DI MAFIA. “Emerge la paura che sia iniziata in città l'ennesima guerra di mafia – scrive la Marcone – tra famiglie che si contendono da decenni. I cognomi sono noti e sempre gli stessi: un manipolo di gruppi familiari che fin dai primi passi della mafia foggiana, si sono avvicendati al potere”.

NEL LORO DNA. “Io sono convinta che la guerra non sia mai terminata, ogni batteria ha i suoi arsenali pronti e vive facendo i propri affari illegali, ma anche controllando e pesando costantemente la batteria avversaria. Senza MAI abbassare la guardia, senza tregua e remissione. Mettendo in conto che pezzi di famiglia passano terminare la loro vita sotto i colpi del nemico storico ed eventualmente dei nuovi affiliati. Nel loro DNA la vita e la morte sono impastati non nella spiritualità, come accade in alcune religioni, ma nella necessità della sopravvivenza della famiglia, del suo potere, della sua ricchezza”.

LE GUERRE CONTINUANO. “Ieri sera mi sono fermata a pensare, ancora una volta, che nonostante i tanti anni d'impegno di numerose persone in questa terra, le loro guerre continuano ad accadere, le loro convinzioni di poter sopravvivere a ogni colpo restano in piedi, senza arrendersi nonostante schiere dei loro capi siano in carcere”.

OGNI PERSONA. “Ecco perché, lo dico anche a me stessa, è determinante non arrendersi alla sensazione che ‘tanto non cambia mai nulla’ e restare organizzati e in rete con tutte le realtà che in città si occupano del bene comune. La stanchezza di vivere qui c'è ed è innegabile. Proviamo però a nutrirci di impegno comune. Tante persone che potrebbero dare molto alla città, non hanno mai sentito che quanto accade riguarda tutte e tutti. Questo continua a sconcertarmi profondamente: ogni persona, con gli strumenti che ha a disposizione, può determinare o rafforzare forme di contrasto a questo ciclo sanguinario che, lo sappiamo bene, sottende il controllo di affari che danneggiano profondamente la nostra terra”.

NON CI STO. “Ieri, ancora una volta – conclude Daniela Marcone nel suo post – del sangue è stato versato nella nostra città: questo resta gravissimo, non mi ci abituo e non può essere considerato un normale accadimento periodico di questo luogo. Non ci sto!”

di Redazione