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  • Pubblicata il: 12/05/2026 10:28:14

Estorsioni e minacce, Di Giacomo: "Le mafie comandano dal carcere"

"Il Governo e l’Amministrazione Penitenziaria incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini"

“L’estorsione dal carcere di Foggia contro imprenditori foggiani, purtroppo, non è un’eccezione. Con sempre maggiore frequenza da carceri pugliesi, campane, siciliane e calabresi si continua a svolgere attività criminali con estorsioni e minacce. È questa solo la punta dell’iceberg dell’emergenza sicurezza per i cittadini perché tutta questa attività criminale si ripercuote direttamente contro chi sta fuori”. Ad affermarlo è Aldo Di Giacomo, segretario del F.S.A.-C.N.P.P./S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) per il quale “se viene meno la funzione principale del carcere che è quella di mettere la criminalità in condizione di non commettere più atti criminali e soprattutto di non seminare più paura tra cittadini, commercianti, piccoli imprenditori, bisogna ammettere il fallimento. Purtroppo, come segnaliamo da tempo, le estorsioni attraverso telefonate dal carcere, come quelle accertate a Foggia, sono diventate frequenti. Si continua a non riconoscere che l’attività di sicurezza dei cittadini comincia dal controllo delle carceri impedendo a clan camorristi e mafiosi di intimidire le proprie vittime".

INCUTERE PAURA. "Con l’ampia diffusione di telefonini anche di ultimissima generazione e tecnologici le minacce, le estorsioni come gli ordini agli uomini dei clan sui territori e persino di omicidi - aggiunge - sono di ordinaria amministrazione. L’effetto immediato è quello di incutere paura e al tempo stesso di scoraggiare la collaborazione con magistrati e forze dell’ordine. La prima conseguenza di tutto questo è la forte riduzione di collaborazione con inquirenti e magistrati: scoraggiati da questo andazzo in poco tempo appena il 7-8% è disponibile alla denuncia di estorsioni e crimini.

SIAMO AL CAPOLINEA. "Nella lotta alla criminalità invece di andare avanti – evidenzia Di Giacomo – siamo tornati indietro di 20 anni. Solo l’Amministrazione Penitenziaria, il Parlamento, la politica non se ne accorgono non affrontando radicalmente la situazione. Tutto questo accade mentre le aggressioni e le violenze al personale penitenziario come il ritrovamento di droga sono diventati fatti quotidiani al punto da non avere nemmeno un rigo di giornale. Siamo al capolinea: le carceri sono diventate per boss e capi clan un’ulteriore testimonianza di potere che ha l’effetto di seminare paura tra i cittadini. E il Governo finge di non sapere nulla”.

di Redazione