FoggiaFotografia con Angelo Pantaleo e “La strada di casa”
Il 4 novembre l'inaugurazione della mostra
Mercoledì 4 novembre alle 17.30 presso la Galleria di Palazzo Dogana in Piazza XX Settembre, 20
sarà inaugurata la mostra “La strada di casa” di Angelo Pantaleo.
La mostra fa parte della XV edizione di “FoggiaFotografia: La Puglia senza confini” organizzata dal
FotoCineClub Foggia e sarà visitabile fino al 20 novembre.
LA MOSTRA. Il contributo critico di Gianfranco Piemontese:
“È questa una mostra davvero personale, comprenderete dopo il perché di questa mia ripetizione,
che non è casuale, come non lo è la ricerca artistica di Angelo Pantaleo. Qui oggi presenta queste sue
opere con un titolo intrigante: La Strada di Casa.
All’origine di una casa c’è sempre o quasi, una famiglia, in questo caso la Nonna e il Nonno
dell’artista. Una giovane coppia che si forma in una città che è stata duramente colpita dai
bombardamenti della seconda guerra mondiale. Gli effetti letali di tali azioni oltre che colpire gli
umani hanno colpito le costruzioni: case e edifici pubblici. Ecco, il percorso de La Strada di Casa parte
da una serie di immagini in bianco e nero, i colori originari dell’arte fotografica su cui Pantaleo
interviene. Lo fa con una tecnica che gli deriva da una parte della sua formazione artistica
accademica che è legata al tessuto e al cucito. Un’interpretazione originale della fiber art applicata al
supporto cartaceo dove le immagini vengono ri-assemblate dopo aver subito gli smembramenti
dovuti alla deflagrazione di bombe piovute dal cielo o al trascorrere del tempo.
Ciò che l’artista compie è una sorta di restauro delle ferita alle persone a all’architettura, come nel
caso dei propilei neoclassici della Villa Comunale di Foggia, andando a cucirci frammenti fotografici
dei suoi antenati nella parte diruta del monumento. Una ricucitura fatta con filo dorato, una bella
citazione di quell’antica arte nipponica del Kintsugi, la tecnica che si rifà alla filosofia Zen. Ovvero
ricostruire gli oggetti considerandone l’impermanenza (le cose cambiano, si consumano o si rompono
col trascorrere del tempo) e la resilienza (ciò che si rompe può essere aggiustato e il suo valore, non si
sminuisce anzi aggiunge nuova vita, diventando ancora più prezioso di prima), due concetti che bene
si attagliano a quanto Pantaleo ha voluto creare anzi in questo caso ha ri- creare.
La stessa tecnica è stata applicata alle fotografie che rappresentano case e le cose che in questo
importante luogo domestico ci sono. Così troviamo cuciture su edifici in manutenzione o appena
restaurati, con l’applicazione di un velo dalla sfumatura rosa che viene mosso dal vento. Un vento
che modella il velo sul corpo del fabbricato come il vento della Nike di Samotracia che modella e fa
vedere e percepire il corpo e le sue sinuosità.
La casa come luogo della cura e dell’affetto, un altro ventre materno in cui si vivono momenti di
gioia e dolore, si accumulano i propri ricordi. Così tra le fotografie troviamo anche le mitiche
campane di vetro, che nelle case per secoli racchiudevano al loro interno figure sacre e santi di varia
natura, come un tempo nelle case degli antichi romani c’erano i larari in cui si mettevano le statuine
delle divinità. Pantaleo mette sotto le trasparenti campane, filati di lana, coperte fatte all’uncinetto,
fiori secchi, tutto ciò che rimanda alla vita quotidiana di una casa.
Delle casa, della strada, della città e della campagna tutto ritorna tra le mani di un artista che ha
messo in opera la sua storia personale e quella della propria famiglia e lo ha fatto in questa sua
personale ricca di riflessioni e stimoli in continuità con la pratica artistica di grandi figure come Maria
Lai e Joseph Beuys, due importanti punti di riferimento e confronto con chi pratica l’arte con
l’attenzione al suo intorno e al suo intimo.
Pantaleo conferma la sua intelligenza artistica anche in una altrettanto bella video installazione.
Un’opera composta da fotografia, gestualità e musica, che vede illustrare uno dei terribili
bombardamenti subiti dalla città di Foggia nell’estate del 1943. Anche in questo caso il genio
dell’artista riesce a ricucire lo strazio dei quei momenti con i ricordi di una stupenda canzone
napoletana: Io t vurria vasà. Un’opera dedicata ai suoi nonni ma anche a tutti coloro che persero
sotto i bombardamenti i loro cari e i loro affetti.
Un’installazione che interpreta il volo dei bombardieri statunitensi che colpiscono uno dei luoghi
simbolo della città: quel colonnato neoclassico che introduceva ai giardini pubblici. Luogo di
passeggio e di amoreggiamento, un tempo caratterizzato da giardini all’italiane e all’inglese.
Questa mostra è il viaggio sulla Strada di Casa, non solo di quella di Angelo Pantaleo ma credo
possa interpretarsi come un viaggio comune a quanti hanno vissuto e vivono questa città. La ricerca
artistica applicata dall’artista riallaccia fili, luoghi e persone come solo chi è dotato di una forte
sensibilità umana può fare, e ad Angelo Pantaleo l’attenzione e la sensibilità non mancano.
IL PROTAGONISTA. Angelo Pantaleo è artista, curatore e promotore culturale.
Fonde ricerca visiva e promozione culturale, coordinando progetti espositivi e iniziative digitali
come fondatore della Galleria APS-Creo - Arte Ricerca Sperimentazione di Foggia, centro nevralgico
della scena contemporanea locale e piattaforma di dialogo internazionale.
Con un background solido nel design e nel tessile, la sua pratica è focalizzata sulla curatela
multidisciplinare e su una ricerca artistica che spazia dalla fotografia alla fiber art come azione
concettuale.
Dopo anni dedicati alla promozione e alla curatela di artisti contemporanei, è tornato a esporsi in
prima persona con progetti personali come Santa Pazienza e La strada di casa, dove il corpo,
l'architettura e la memoria vengono indagati attraverso la sottrazione, il velo e il ricamo su stampa
fotografica. Il filo, dorato e ostinato, diventa sutura, rito di riparazione, mappa di un ritorno.
È direttore artistico della rassegna internazionale MA/DONNE - Mobilitazione Arte
Contemporanea, co-organizzata con il Comune di Foggia, e curatore di numerose mostre al Museo
Civico e al Palazzetto dell'Arte Andrea Pazienza.
Vanta una carriera consolidata tra riconoscimenti accademici e numerose partecipazioni a mostre
internazionali, affermandosi come una delle figure chiave per la lettura del contemporaneo in Puglia,
capace di tenere insieme pratica artistica e impegno civile.