Gio Festival, una targa per il regista Mario Martone: “La sana follia di portare l’opera in piazza”
Dal Teatro Giordano, durante l’incontro con il pubblico
“Siamo al Sud e questo per me è molto importante, io sono napoletano, conosco i pregiudizi, le difficoltà, ma anche la statura che abbiamo, e qui si è vista tutta: c'è il Teatro alla Scala, c’è il Petruzzelli, e il fatto di essere nel nostro Sud è motivo di grandissimo orgoglio”.
IL GRAN FINALE. Così Mario Martone, regista di fama e levatura, nella mattinata di sabato 20 giugno, dal Teatro Giordano, a poche ore dal gran finale in programma alle ore 21.30 in Piazza Cavour. Le parole, generose e sincere, di un professionista dalla sfavillante carriera, in merito a una manifestazione, il Gio Festival, che si conclude proprio con l’opera che porta la sua regia, la sfidante “Andrea Chénier”, capolavoro di Umberto Giordano.
L’ALLESTIMENTO. “Tra le cose che mi hanno convinto di più ad accettare questa sfida – ha aggiunto Martone parlando a pubblico e stampa dal palcoscenico del teatro comunale di Foggia – c’è anzitutto questo straordinario e difficile allestimento in piazza, del tutto diverso da quello realizzato alla Scala di Milano. Ma anche l’adesione di artisti come Jorge de Léon e Maria Agresta (rispettivamente tenore e soprano, entrambi presenti all’incontro ndr)”. Infine, si è rivolto direttamente alla direttrice d’orchestra Gianna Fratta: “Non è che io abbia bocciato i direttori mi proponevi, è che semplicemente volevo che fossi tu a dirigere".
LA CULTURA CARATTERIZZERA’ IL TERRITORIO. “Per me è un sogno” ha dichiarato Giuseppe Di Carlo, presidente della Camera di Commercio di Foggia, intervenendo sul palcoscenico del Giordano per conferire al maestro Martone una targa a lui dedicata. “La cultura caratterizzerà il territorio per i prossimi anni”, ha aggiunto non senza orgoglio.
SANA FOLLIA. E infine, la motivazione del riconoscimento per il regista napoletano: “A Mario Martone per aver accolto con coraggiosa visione la sana follia di portare la grande opera lirica in piazza, l’Andrea Chénier, simbolo di una rivoluzione che trasforma e coinvolge. Il maestro ha saputo abbattere le barriere dei teatri restituendo il capolavoro di Umberto Giordano alla sua terra natale e rendendolo finalmente un’emozione collettiva e condivisa”.