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  • Pubblicata il: 11/10/2026 11:07:21

Il balsamo della relazione: Concita De Gregorio e il viaggio della cura

Nel corso di un incontro intenso e profondo tenutosi sul palco del Teatro Umberto Giordano, Concita De Gregorio si è messa a nudo davanti al pubblico di Foggia, una città in cui è tornata dopo esserci stata almeno un'altra decina di volte, tanto da lasciarsi andare alla battuta affettuosa: «Vorrei la cittadinanza». Durante la serata di "Questioni meridionali" (che ha visto sul palco anche la cantautrice Erica Mou), la giornalista e scrittrice ha trasformato il racconto della propria fragilità in un potente dispositivo di condivisione collettiva parlando del suo ultimo libro, La cura, pubblicato da Einaudi, un’opera che descrive non come un semplice esercizio autobiografico, ma come un coro di tante voci che si sono unite alla sua.

LA RIFLESSIONE. Sollecitata a rispondere alla domanda sul perché abbia scelto di pubblicare questo testo proprio ora, l'autrice ha offerto una lucida riflessione sul passare del tempo e sul mutare delle nostre risposte interiori, ricordando che il suo primo incontro con la malattia, avvenuto anni fa, lei era direttrice del quotidiano L'Unità e madre di figli piccoli. All'epoca non ne aveva parlato pubblicamente perché si trovava in una posizione di forza. «Tra i 30 e i 50 anni, con il motore acceso al massimo nella vita, l'energia è al culmine, si va velocissimo e ci si sente invincibili — afferma la scrittrice — quando sei più forte, stranamente, una fragilità ti sembra meno rilevante e di fronte a un lutto, a un rovescio economico o a una diagnosi, la reazione spontanea è la certezza assoluta di farcela. Con il passare degli anni l'esistenza consuma le nostre forze e fa il suo lavoro — continua —, perciò la stessa identica situazione vissuta a 60 anni assume un peso diverso, facendo subentrare una debolezza che rende più rilevante pretendere attenzione e apre, inevitabilmente, a un'età più predisposta alla condivisione». Il cuore della sua riflessione ruota attorno all'idea stessa di cura che, come ricorda la giornalista, affonda le sue antiche radici nell'ascolto: perché curare, in fondo, significa proprio ascoltarsi ed essere ascoltati.

UN VIAGGIO D'AMORE. La cura diventa quindi un viaggio d'amore verso il prossimo, dove la nostra unica forza di fronte agli eventi incontrollabili della vita risiede nel modo in cui scegliamo di reagire. Cresciuta dalle nonne con un profondo senso del dovere, Concita De Gregorio sente oggi il bisogno di restituire questo insegnamento in una società dominata da divisioni e paure alimentate dalla politica. L'unica via di fuga dall'isolamento, dall'egoismo e dal controllo degli algoritmi resta la fiducia incondizionata negli altri.
(Cinzia Rizzetti)

di Redazione