"MA/DONNE: l’arte, il reagente critico contro le manipolazioni del contemporaneo
A Foggia dall’8 marzo, la mobilitazione internazionale MA/DONNE torna a
scuotere le coscienze. Un percorso espositivo diffuso per smascherare gli inganni che
frammentano l’identità umana, dai social media ai nuovi dogmi del benessere. C’è
un’urgenza che attraversa il mondo dell’arte contemporanea: la necessità di smettere i
panni della pura estetica per diventare “occhio che vede” e, soprattutto, che svela. In
questa occasione, il capoluogo dauno si fa teatro di questa resistenza intellettuale con
MA/DONNE, una rete internazionale che quest'anno espande i propri confini a
quindici centri di ricerca tra Italia, Spagna e Turchia, confermandosi come un
osservatorio critico indipendente capace di unire gallerie storiche, spazi universitari e
laboratori sperimentali.
CHALLENGE FOR PEACE. Il progetto non nasce nel vuoto. La scorsa edizione, intitolata “Challenge for Peace”
(Sfida per la Pace), ha sviscerato il ruolo della donna in contesti di guerra,
coinvolgendo 13 curatrici e 40 artisti con oltre 200 opere. Quell'onda di dialogo e
riflessione oggi si evolve e punta il dito contro un nemico più sottile e pervasivo:
l’Ingannatore, l’archetipo del manipolatore. Questo cammino segna il passaggio dalla
guerra alla manipolazione: l'eredità di un movimento che trasforma la memoria di ieri
nell'impegno di oggi.
Il motto di quest’anno è un ultimatum: “Game Over, Trickster! Fine
dell’incantesimo” (Fine dei giochi, Ingannatore! Fine dell’incantesimo).
Non si tratta solo di una mostra, ma di un dispositivo capace di generare un dibattito
urgente su temi di bioetica, sociologia della salute e neuroscienze.
L'Arte può essere un reagente contro la “Bomba Atomica” dei Media. Noam
Chomsky sosteneva che “La manipolazione dei media fa più danni della bomba
atomica perché distrugge i cervelli”. MA/DONNE 2026 parte da qui per indagare
come la nostra percezione del sé sia costantemente sotto attacco. Attraverso pittura,
scultura, fotografia, video arte, installazioni e documentari d’autore, la rassegna mette
in luce come siamo immersi in una narrazione commerciale che ci vuole
costantemente "mancanti" di qualcosa, frammentati e in attesa di una diagnosi che ci
definisca.
L’analisi si spinge fino ai confini dell’industria del benessere, che paradossalmente
può diventare tossica, trasformando la cura di sé in una performance ansiosa e
misurabile. In questo scenario, dove i social diventano armi digitali e i retaggi
patriarcali alimentano le relazioni, l’atto creativo cerca di ricomporre l’unità
dell’esperienza umana, celebrando il risveglio della coscienza.
CENTO GIORNI PER LA LEGALITA'. Un programma diffuso e istituzionale caratterizza l’intera rassegna che, patrocinata
dalla Provincia e dal Comune di Foggia, dalla Fondazione Monti Uniti, dalla
Consigliera di Parità e inserita nei “100 giorni per la legalità”, si articolerà in tre
momenti fondamentali presso le seguenti sedi espositive:
Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza (11-21 marzo)
CREO Gallery (dal 18 marzo)
Museo Civico di Foggia (25-31 marzo)
Il compito di scardinare l'iconografia del vittimismo è affidato a una compagine di
artisti di grande profondità:
Annamaria Alessio, Katia Berlantini, Monica Carbosiero - Ida Carlone, Cleonice Di
Muro, Fiorenzo Ferreri, Antonio Fortarezza, Rosanna Giampaolo, Daria Kirpach,
Pino Lauria, Nelli Maffia, Alessia La Salandra, Salvatore Lovaglio, Veronica Lovati,
Nicola Loviento, Sara Napolitano, Angelo Pantaleo, Chicca Ricciardi, Paola Ricucci
- Pietro Ricucci, Concetta Russo, Valentina Scarinzi, Sinuhe da Foggia, Roberta
Toscano, Daniela Tzvetkova, Raha Vismeh e Paola Zorzi.
L'ARTE. Sotto la guida di un coordinamento d’eccellenza (Bassanese, Fortarezza, Cernigliaro,
Toscano, Zorzi e il curatore locale Pantaleo), MA/DONNE 2026 invita il pubblico a
chiudere i giochi con l’inganno. L’arte non ha il compito di risolvere i problemi del
mondo, ma ha il potere di ripristinare l’interezza dell’individuo fuori dagli schemi,
indicando il cammino verso un’esistenza lucida, responsabile e, finalmente, libera. In
questo contesto, smette di essere un accessorio del quotidiano per farsi bussola: un
invito silenzioso ma potente a riappropriarsi del proprio sguardo. (Cinzia Rizzetti)