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  • Pubblicata il: 09/03/2026 11:22:46

"MA/DONNE: l’arte, il reagente critico contro le manipolazioni del contemporaneo

A Foggia dall’8 marzo, la mobilitazione internazionale MA/DONNE torna a scuotere le coscienze. Un percorso espositivo diffuso per smascherare gli inganni che frammentano l’identità umana, dai social media ai nuovi dogmi del benessere. C’è un’urgenza che attraversa il mondo dell’arte contemporanea: la necessità di smettere i panni della pura estetica per diventare “occhio che vede” e, soprattutto, che svela. In questa occasione, il capoluogo dauno si fa teatro di questa resistenza intellettuale con MA/DONNE, una rete internazionale che quest'anno espande i propri confini a quindici centri di ricerca tra Italia, Spagna e Turchia, confermandosi come un osservatorio critico indipendente capace di unire gallerie storiche, spazi universitari e laboratori sperimentali. 

CHALLENGE FOR PEACE. Il progetto non nasce nel vuoto. La scorsa edizione, intitolata “Challenge for Peace” (Sfida per la Pace), ha sviscerato il ruolo della donna in contesti di guerra, coinvolgendo 13 curatrici e 40 artisti con oltre 200 opere. Quell'onda di dialogo e riflessione oggi si evolve e punta il dito contro un nemico più sottile e pervasivo: l’Ingannatore, l’archetipo del manipolatore. Questo cammino segna il passaggio dalla guerra alla manipolazione: l'eredità di un movimento che trasforma la memoria di ieri nell'impegno di oggi. Il motto di quest’anno è un ultimatum: “Game Over, Trickster! Fine dell’incantesimo” (Fine dei giochi, Ingannatore! Fine dell’incantesimo). Non si tratta solo di una mostra, ma di un dispositivo capace di generare un dibattito urgente su temi di bioetica, sociologia della salute e neuroscienze. L'Arte può essere un reagente contro la “Bomba Atomica” dei Media. Noam Chomsky sosteneva che “La manipolazione dei media fa più danni della bomba atomica perché distrugge i cervelli”. MA/DONNE 2026 parte da qui per indagare come la nostra percezione del sé sia costantemente sotto attacco. Attraverso pittura, scultura, fotografia, video arte, installazioni e documentari d’autore, la rassegna mette in luce come siamo immersi in una narrazione commerciale che ci vuole costantemente "mancanti" di qualcosa, frammentati e in attesa di una diagnosi che ci definisca. L’analisi si spinge fino ai confini dell’industria del benessere, che paradossalmente può diventare tossica, trasformando la cura di sé in una performance ansiosa e misurabile. In questo scenario, dove i social diventano armi digitali e i retaggi patriarcali alimentano le relazioni, l’atto creativo cerca di ricomporre l’unità dell’esperienza umana, celebrando il risveglio della coscienza.

CENTO GIORNI PER LA LEGALITA'. Un programma diffuso e istituzionale caratterizza l’intera rassegna che, patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Foggia, dalla Fondazione Monti Uniti, dalla Consigliera di Parità e inserita nei “100 giorni per la legalità”, si articolerà in tre momenti fondamentali presso le seguenti sedi espositive: Palazzetto dell’Arte Andrea Pazienza (11-21 marzo) CREO Gallery (dal 18 marzo) Museo Civico di Foggia (25-31 marzo) Il compito di scardinare l'iconografia del vittimismo è affidato a una compagine di artisti di grande profondità: Annamaria Alessio, Katia Berlantini, Monica Carbosiero - Ida Carlone, Cleonice Di Muro, Fiorenzo Ferreri, Antonio Fortarezza, Rosanna Giampaolo, Daria Kirpach, Pino Lauria, Nelli Maffia, Alessia La Salandra, Salvatore Lovaglio, Veronica Lovati, Nicola Loviento, Sara Napolitano, Angelo Pantaleo, Chicca Ricciardi, Paola Ricucci - Pietro Ricucci, Concetta Russo, Valentina Scarinzi, Sinuhe da Foggia, Roberta Toscano, Daniela Tzvetkova, Raha Vismeh e Paola Zorzi.

L'ARTE. Sotto la guida di un coordinamento d’eccellenza (Bassanese, Fortarezza, Cernigliaro, Toscano, Zorzi e il curatore locale Pantaleo), MA/DONNE 2026 invita il pubblico a chiudere i giochi con l’inganno. L’arte non ha il compito di risolvere i problemi del mondo, ma ha il potere di ripristinare l’interezza dell’individuo fuori dagli schemi, indicando il cammino verso un’esistenza lucida, responsabile e, finalmente, libera. In questo contesto, smette di essere un accessorio del quotidiano per farsi bussola: un invito silenzioso ma potente a riappropriarsi del proprio sguardo.
(Cinzia Rizzetti)

di Redazione