Estorsioni, omicidi e droga, maxi blitz a Foggia: "Qui una mafia ancora più pericolosa"
Tre operazioni tra arresti e fermi. Melillo: “Violenza e affari, non è solo ordine pubblico”
Estorsioni sistematiche, guerre tra clan e omicidi efferati: è una fotografia allarmante quella emersa nel corso della conferenza stampa sul maxi blitz antimafia scattato all’alba tra Foggia e provincia.
“L’ordine del giorno è chiaro: estorsioni, duplice omicidio e sparatoria”, ha spiegato il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, sottolineando come il dato più preoccupante sia “la violenza della criminalità organizzata”.
Le operazioni, condotte da Polizia di Stato e Carabinieri sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Procura di Foggia, hanno portato a numerosi arresti e a un fermo per omicidio, confermando, secondo gli inquirenti, l’elevato livello di pericolosità della cosiddetta “Società foggiana” e delle consorterie garganiche.
PIZZO COME TASSA. Al centro del primo filone investigativo, 18 misure cautelari per estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Un sistema radicato, in cui, è stato spiegato, il pizzo viene imposto come una vera e propria “tassa di sovranità” sul territorio.
Le somme, richieste a imprenditori e commercianti con modalità variabili, venivano poi redistribuite tra le principali batterie mafiose, in particolare i gruppi Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino, capaci, a seconda delle esigenze, di collaborare o contrapporsi.
Un elemento ritenuto significativo dagli investigatori è la crescente propensione alla denuncia da parte delle vittime, segnale di una timida ma importante reazione civile.
DUPLICE OMICIDIO DI APRICENA. Un secondo fronte nel blitz riguarda il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, avvenuto il 20 giugno 2017 ad Apricena. Un delitto definito dagli inquirenti di estrema ferocia, inserito nelle dinamiche di espansione della mafia garganica.
Su questo punto si è soffermato anche il procuratore Gatti, che ha parlato di “nuovi arresti” nei confronti di soggetti ritenuti di rilievo, tra cui Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, già coinvolti nelle dinamiche del commando omicidiario.
Secondo quanto emerso, la violenza dell’azione, fino al colpo di fucile a pompa sparato a poca distanza dal volto, risponde a una logica precisa: “Cancellare non solo la persona, ma anche la memoria”, in un contesto di guerra tra clan per l’affermazione egemonica sul territorio.
Gatti ha evidenziato come la mafia garganica sia “compatta e capace di resistere alle operazioni di contrasto giudiziario”, muovendosi su due direttrici: da un lato l’imposizione del pizzo come forma di controllo economico, dall’altro una vera e propria vocazione militare fatta di scontri armati.
L'OMICIDIO BRUNO. Il terzo filone riguarda invece l’omicidio di Stefano Antonio Bruno, ucciso il 29 aprile scorso a Foggia, e il ferimento di altri due familiari.
Il presunto responsabile è stato fermato grazie a un’azione congiunta di Squadra Mobile e Carabinieri. “L’arresto è stato il frutto della collaborazione tra le procure”, è stato sottolineato nel corso della conferenza.
Secondo gli investigatori, alla base del conflitto ci sarebbe una disputa legata al traffico di stupefacenti, sfociata in una sparatoria.
"UNA MAFIA CHE SI FONDE E SI ESPANDE". Dalla conferenza emerge un quadro unitario: le mafie foggiana e garganica non solo resistono alla repressione, ma sono capaci di integrarsi e cooperare per il controllo del territorio, in particolare nell’area dell’Alto Tavoliere.
“È in atto un processo di integrazione tra le organizzazioni per la conquista di nuovi spazi”, è stato spiegato, mentre le Procure di Bari e Foggia operano congiuntamente nella pianificazione delle attività di contrasto.
Due i principali fronti:
quello economico, legato alle estorsioni
quello militare, caratterizzato da guerre tra clan.
IL NODO DELL'OMERTA'. “La mafia non è solo un problema di ordine pubblico - ha avvertito Melillo -. Quando la si riduce a questo, si rischia l’indifferenza”.
Particolarmente preoccupante, secondo la Direzione nazionale antimafia, è il fatto che nel foggiano non si sia ancora verificata una rottura netta del patto di omertà tra vittime e organizzazioni criminali.
“La situazione è più grave rispetto ad altre realtà come Sicilia e Calabria”, ha detto Melillo, evidenziando come i gruppi mafiosi siano oggi attivi anche nel riciclaggio e negli investimenti speculativi, ben oltre i confini della provincia.
IL RUOLO DELLA COMUNITA'. Nel corso dell’incontro con i giornalisti è stato sottolineato il lavoro “straordinario” delle forze dell’ordine e l’importanza della collaborazione tra magistratura e investigatori, inclusi gli specialisti della Sisco e della Squadra Mobile.
Un ringraziamento è stato rivolto anche ai cittadini che hanno trovato il coraggio di denunciare.
“La mafia si combatte anche con lo sforzo civile della comunità”, è stato ribadito, in una prospettiva che punta anche al recupero dei beni illeciti come strumento di contrasto a un fenomeno sempre più radicato.