Terry Gilliam mattatore a Foggia nella “prima” di Mònde: “Il trucco della mia vita? Mai avere un piano”
Il grande regista visionario ha aperto la kermesse
Fuori al Teatro Giordano suonano i Jefferson Airplane, la canzone è White Rabbit, manifesto della psichedelia anni ’60 e colonna sonora perfetta per accogliere Terry Gilliam. Non è un caso, è una citazione. È “il suono ascendente” che un pingue e allucinato Benicio del Toro invoca da dentro la vasca da bagno nel folle cult movie “Paura e delirio a Las Vegas”, quando chiede a Johnny Depp di lanciare “quello schifo di radio” nell’acqua, e ucciderlo. Ed è anche la prima scena di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, prima serata di giovedì 28 maggio, prima ospitata di lustro con uno dei registi più visionari della storia del cinema. A Foggia.
MONDANITA’. Sul blue carpet sfilano alcuni dei protagonisti della kermesse, infatti, da Maurizio Nichetti a Matthew Modine, oltre al super ospite della serata, Terry Gilliam, insieme con il direttore artistico Luciano Toriello, l’uomo che ha reso possibile qualcosa che di certo rimarrà nella storia di questo territorio. Foto e celebrazioni, battute e calca, come nei festival più mondani, prima dell’immersione nell’universo cinematografico dell’autore de “L’esercito delle dodici scimmie”, tanto per citare uno dei suoi capolavori – Bruce Willis e Bred Pitt nel cast –, forse il film distopico più amato degli anni ’90.
NON AVERE UN PIANO. “Il trucco, nella mia vita, è stato sempre quello di non avere un piano”. Gilliam esordisce così nella gustosa conversazione con la giornalista Silvia Brizio, ponte transoceanico tra Foggia e Los Angeles, intervistatrice e traduttrice impeccabile. Un pendant perfetto col tema dell’edizione 2026 del festival, “l’imprevisto”, spot e sottotitolo di questi quattro giorni di luccicanza in terra di Capitanata. “Sin dall’inizio, l’unica cosa che sapevo – continua il fondatore dei Monty Python, il collettivo britannico che rivoluzionò il mondo della satira – era che volevo scappare da Minneapolis. Anche Foggia è un bel posto da cui scappare per cominciare una carriera ma, come vedete, i miei piani non vanno mai come voglio e adesso mi ritrovo qui a Foggia a finirla, la carriera”.
GLI ESORDI. Sul palco del Giordano – dove scorrazza anche un simpatico barboncino, il cane della Brizio – Gilliam racconta gli esordi della sua carriera, i casi del destino, quelle strane sfortune che si trasformano in fortune. “Brazil”, ad esempio, altra pellicola visionaria – ispirata al romanzo “1984” di George Orwell – che per anni non volevano fare uscire nelle sale – “Comprai una pagina pubblicitaria su un famoso giornale e feci pubblicare un annuncio funebre con il nome del produttore del film e sotto la sua faccia, una domanda: quando farai uscire il mio film?”.
“VOI ITALIANI”. Senza dimenticare gli incontri illustri in quel di Cinecittà, sul finire degli anni ’80, quando il regista statunitense (naturalizzato britannico) era alle prese con “Le avventure del barone di Münchausen”: “ci volevano 50 milioni di dollari per realizzarlo – racconta – ne ottenemmo 25 e sforammo abbondantemente il budget”. A Roma, Gilliam incontra Federico Fellini – “Per me era Dio” – e Marcello Mastroianni – “la porta del mio studio compare sulla scena del film che stava girando e dentro c’ero io che non potevo uscire a causa delle riprese” – ma soprattutto lavora con mostri sacri del cinema italiano, come lo scenografo Dante Ferretti e il direttore della fotografia Giuseppe Rotunno. “Voi italiani quando fate cinema siete così bravi, così precisi”.
LATTE IN POLVERE. E infine "Fear and Loathing in Las Vegas”, il delirante, l’incubo in LSD che ripercorre le gesta raccontate nel 1971 dal giornalista e scrittore Hunter S. Thompson, un libro “stra-cult” che continua ad appassionare generazioni di lettori “gonzo”. “Scartai decine di sceneggiature – racconta Gilliam – perché erano tutte ‘shit’, fino all’ultima che mi capitò tra le mani: anche quella era ‘shit’, ma divenne il film che conoscete”. Prima di andare, per introdurre gli spettatori alla proiezione di “Paura e delirio a Las Vegas” che segue la chiacchierata, Terry Gilliam avverte: “La roba che Johnny Depp sniffa durante tutte le scene del film non è cocaina, ma latte in polvere… Ne prese così tanto che al termine delle riprese avrebbe potuto allattare un bambino!”
SOGNO E MERAVIGLIA. È l’ultima battuta, l’ultimo saluto, in piedi, sul palco, con Luciano Toriello e l’assessora alla Cultura del Comune di Foggia, Alice Amatore, chiamata a premiare il grande regista che, riprendendo la motivazione del riconoscimento, “ha saputo difendere per tutta la vita il diritto al sogno e alla meraviglia”. Dopo l’evento speciale di giovedì, ci saranno altri momenti con Terry Gilliam: masterclass e interventi durante la retrospettiva a lui dedicata, ben 11 film dislocati tra Laltrocinema Cicolella, Santa Chiara e il Giordano. Per la gioia dei visionari.