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  • Pubblicata il: 06/06/2026 16:47:02

Trionfo a Foggia per la prima del GIO Festival

Oltre sei minuti di applausi scroscianti e un'atmosfera carica di emozione hanno sancito il trionfo di "Marina" al Teatro Umberto Giordano di Foggia. Il debutto del GIO Festival, la prima grande rassegna interamente dedicata ai capolavori del compositore foggiano e alle sue storie di passioni reali, ha segnato una serata storica per la città, grazie anche alle interpretazioni magistrali di un cast di altissimo livello. Prima del sollevarsi del sipario, gli interventi istituzionali e artistici hanno tracciato il senso profondo di una rassegna nata per colmare un vuoto culturale.

LE VOCI PRIMA DELL'OPERA. Il presentatore Christian Levantaci ha aperto la serata evidenziando come Giordano fosse l'unico gigante della musica italiana a non avere ancora una kermesse dedicata. Ha quindi illustrato il brand "GIÒ" nelle sue tre anime: GIO-vane, GIO-viale e GIO-ioso, ideato nel 2024 da un'intuizione di Pino Di Carlo, presidente della Camera di Commercio, per portare l'opera tra la gente nelle piazze di Foggia e di altri cinque Comuni della provincia. Subito dopo, la sindaca Maria Aida Episcopo ha condiviso una profonda riflessione sul riscatto del territorio, descrivendo il festival come una vera e propria operazione di promozione e rilancio dell'immagine della città per legare Foggia a grandi eventi internazionali.  Il testimone è poi passato al co-direttore artistico, il Maestro Dino De Palma, che ha espresso il profondo orgoglio, condiviso con la co-direttrice Gianna Fratta, per questo incarico nella propria città natale. Il Maestro ha rivendicato con forza la grandezza globale del compositore, pari a Verdi e Puccini. Per testimoniare il legame viscerale con la sua terra, De Palma ha ricordato che il teatro foggiano venne intitolato a Umberto Giordano quando il compositore era ancora in vita, segno di una fama e di un affetto immensi. 

UN DRAMMA TRAGICAMENTE ATTUALE. 
Dalle parole d'ordine di riscatto e rinascita si è passati alla cruda realtà del palcoscenico, dove la musica di Giordano ha proiettato il pubblico in una dimensione senza tempo. Al di là dell'ambientazione storica e dei costumi d'epoca, la trama di "Marina" si è rivelata infatti di una contemporaneità disarmante e dolorosa. L'orrore della guerra, le tensioni tra paesi diversi, la gelosia tossica e il dramma del femminicidio sono i temi brutali che collegano il passato al nostro presente, trasformando l'opera in uno specchio fedele delle ferite ancora aperte della nostra società. 

IL DRAMMA DI MARINA: AMORE E ODIO. 
Durante la guerra serbo-montenegrina, la giovane Marina (Il soprano Valeria Sepe) vive nell'angoscia per il padre defunto e per il fratello Daniele (Il baritono Cüneyt Ünsal), al fronte. All'improvviso, un ufficiale serbo ferito e disarmato, Giorgio Lascari (Il tenore Samuele Simoncini), irrompe nella sua casa cercando rifugio. L'istinto spinge la ragazza a impugnare il pugnale, ma la pietà travolge ogni odio: «Un ferito… nemico più non è», sussurra a sé stessa. Decide così di curarlo e nasconderlo nell'alcova per dovere di ospitalità. La tensione sale con il ritorno dei soldati montenegrini (Coro). Tra loro c'è Lambro (Il baritono Elia Fabbian), che ha appena vendicato il padre di Marina, forte di questo legame di sangue le chiede la mano. Marina, sconvolta dal segreto che custodisce, prende tempo. Il segreto crolla quando Giorgio, ferito nell'orgoglio dalle provocazioni dei soldati, esce allo scoperto. Lambro lo riconosce: è il figlio dell'assassino del padre di Marina. La tragedia si compie rapidamente. La donna difende il suo gesto di pietas ma Giorgio viene imprigionato. Spinta dall'amore, la ragazza lo fa fuggire travestendolo. Il destino è spietato e, appena fuori dalla grotta, si ode un colpo di fucile che squarcia il silenzio: l’uomo viene ucciso all'istante. Lambro, accecato dalla furia per il doppio tradimento e da un possesso distruttivo, si avventa su Marina e la colpisce a morte, consumando l'ennesimo efferato femminicidio in nome della patria e della gelosia. La violenza non si ferma: in un crescendo di tensione, Daniele e Lambro si affrontano faccia a faccia puntandosi le armi contro. Il palcoscenico viene improvvisamente avvolto da un'oscurità claustrofobica, un buio totale squarciato soltanto dal rumore degli ultimi, tragici colpi di pistola nell'ombra, che lasciano lo scontro finale sospeso nella tragedia.

LA BELLEZZA. Un’opera di una bellezza incredibile, rimasta misteriosamente custodita nell'ombra per oltre un secolo prima di tornare a splendere e a incantare il pubblico. Il cast ha regalato una prova magistrale, trasformando la musica di Giordano in pura meraviglia. Splendida la prova di Valeria Sepe, una Marina straordinaria per intensità, capace di dare voce al tormento di un’anima sospesa tra amore e dovere. Insieme a lei, le voci dei protagonisti hanno vibrato all'unisono in un canto magnetico e struggente, toccando corde così intime da trascinare la platea in un'emozione totale, riflessa negli sguardi degli spettatori prima dell'esplosione finale di applausi. "Buona la prima", si può tranquillamente affermare. Nei prossimi giorni il festival entrerà nel vivo con la messa in scena de Il Re e del celeberrimo Andrea Chénier, accompagnati da altre splendide iniziative per una Foggia che torna finalmente a respirare arte e bellezza.
(Cinzia Rizzetti)

di Redazione