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Gli incontri tra mafiosi nel garage dei Trisciuoglio, il legame coi Romito, la protezione per Insalata: i dettagli sull'interdittiva ad Adriatica Servizi

Nel garage di proprietà dei fratelli Trisciuoglio si tenevano, in diverse occasioni, incontri fra boss del clan mafioso Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. Nella Gestione Tributi spa, società di riscossione a Manfredonia e Monte Sant'Angelo, partecipata da Adriatica Servizi al 40%, è assunta la sorella di un esponente di vertice del clan dei Montanari. Nelle intercettazioni acquisite nei procedimenti penali legati all'operazione Decima Azione, è svelata la 'protezione mafiosa' nei confronti degli imprenditori legati ai Trisciuoglio tra cui, in particolare, Marco Insalata.

L'INTERDITTIVA. Sono alcuni degli elementi su cui il prefetto Raffaele Grassi si è basato per motivare l'interdittiva antimafia nei confronti dell'Adriatica servizi, concessionaria della riscossione tributi a Foggia, Manfredonia e Monte Sant'Angelo. Le indagini hanno accertato un quadro indiziario tale da generare “un ragionevole convincimento sulla sussistenza di un condizionamento mafioso” e da far concludere che, per Adriatica Servizi, esistono “concreti elementi da cui risulta che l'attività possa agevolare le attività criminose e esserne in qualche modo condizionata”.

GLI INTERESSI DEI TRISCIUOGLIO. Nella compagine sociale della Adriatica Servizi e negli organi di amministrazione delle società del gruppo figurano Giovanni Trisciuoglio e i suoi fratelli Nicola e Francesco, nonchè Marco Insalata con suo fratello Gennaro. Giovanni Trisciuoglio è cugino di Federico Trisciuoglio, conosciuto come 'Enrichetto Lo Zoppo', boss indiscusso della batteria mafiosa foggiana Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. I due cugini, secondo il provvedimento sono legati “non solo da un vincolo parentale ma da una 'cointeressenza qualificata negli interessi economici'”. Una condizione che si estende anche ai fratelli di Giovanni Trisciuoglio, Nicola e Francesco, e a suo padre Vincenzo. Nel maggio del 2006, durante un controllo nel garage Trisciuoglio, di proprietà di Giovanni e dei fratelli Nicola e Francesco, furono arrestati Federico Trisciuoglio e Raffaele Tolonese, entrambi ai vertici della batteria mafiosa. I due boss si erano incontrati nell'autorimessa più di una volta, nonostante fossero sottoposti a misure di sorveglianza speciale. È emerso, inoltre, che nell'azienda di gestione del garage intestata a Francesco Trisciuoglio, il cugino Federico vi abbia formalmente lavorato come dipendente dal 2000 al 2007 dunque anche successivamente alla sua condanna per associazione mafiosa. Le indagini patrimoniali hanno appurato che l'assunzione presso il garage aveva un carattere residuale da un punto di vista economico e serviva, invece, per far fungere la sede come base logistica degli incontri tra vertici della batteria mafiosa, tra cui appunto Raffaele Tolonese. Secondo gli inquirenti, vi è dunque “un complesso intreccio di sangue e di interessi economici che lega i due rami della famiglia: quello di Giovanni Trisciuoglio con i fratelli Nicola e Francesco e quello di Federico”. Tali elementi, tra cui “la consapevolezza di Giovanni Trisciuoglio, dei fratelli e del padre, di intrattenere rapporti anche economici con un parente ai vertici della criminalità organizzata foggiana, condannato per associazione di stampo mafioso”, devono comportare la sfiducia dello Stato nell'imprenditore.

IL LEGAME COI ROMITO. Il fratello di Giovanni, Nicola Trisciuoglio, anch'egli attraverso diverse società comproprietario della Adriatica Servizi, con incarico di institore nella società Silvia 2 socio di maggioranza della società di riscossione, è coniugato con Marianna Romito, figlia di Francesco Romito detto “Ciccill u matinates”, a capo dell'omonimo gruppo criminale della mafia, attivo a Manfredonia e sul Gargano sino alla sua morte avvenuta nel 2010. I fratelli di Marianna sono stati uccisi nella sanguinosa faida garganica: Mario Luciano, assassinato nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 in cui morirono anche i fratelli Luciani; Franco morto in un agguato del 2009 in compagnia del suo autista; l'ultimo fratello superstite, Michele Antonio, è esponente di vertice della criminalità organizzata. Congiuntamente al vincolo parentale, è emerso che la Società foggiana abbia esteso la sua influenza nell'intera provincia proprio scendendo a patti con le famiglie mafiose del Gargano. Di più. Secondo acquisizioni investigative ormai indiscusse, vi è la sussistenza di rapporti intessuti dal clan Romito con esponenti del clan mafioso dei Trisciuoglio. Proprio il gruppo Romito, come svelato dal processo Iscaro-Saburo, è conosciuto come “mafia degli affari”, capace di penetrare nel tessuto economico imprenditoriale del territorio in cui operano tra cui Manfredonia e Monte Sant'Angelo. Il territorio in cui opera Adriatica Servizi si è esteso ai due Comuni garganici attraverso la compartecipazione nella Gestione Tributi spa. Presso la Gestione Tributi è assunta Concetta Pacilli, sorella del pluripregiudicato Giuseppe detto “Pepp u muntaner”, al vertice del gruppo mafioso dei montanari. Da qui la considerazione che vi sia “l'indiscusso interesse della criminalità per il lucroso servizio di riscossione considerato che l'appalto aggiudicato ad Adriatica Servizi in totale si aggira intorno ai 50 milioni di euro e si collocano nei territori pesantemente condizionati dalla mafia”.

LA PROTEZIONE PER INSALATA. È stata analizzata, infine, la posizione di Marco Insalata. L'imprenditore edile con il fratello Gennaro sono stati obiettivo di attività estorsiva da parte di esponenti della Società. Agli atti del processo Corona vi è l'episodio del luglio 2012 quando l'autovettura di Insalata fu raggiunta da alcuni colpi di pistola e nell'occasione l'imprenditore si ferì al polso con le schegge del vetro infranto. Nel 2012 Marco Insalata si è unito professionalmente agli imprenditori edili Trisciuoglio. In alcune intercettazioni, seguite all'operazione Decima Azione, è emerso come alcuni imprenditori foggiani tra cui proprio Marco Insalata, al fine di sottrarsi al pagamento delle estorsioni imposte dalle batterie della Società, siano divenuti soci dei Trisciuoglio in quanto cugini di Federico Trisciuoglio. Il fatto che molti imprenditori sfuggissero alle estorsioni grazie a questa collaborazione, peraltro, ha costituito un problema all'interno della Società tanto che, come risulta da intercettazioni captate, fu convocata una riunione che coinvolse i capi delle tre distinte batterie, tra cui Federico Trisciuoglio, al fine di risolvere la situaizone. In quell'occasione i capi batteria decisero di “salvare a Trisciuoglio”. Il provvedimento, dunque, ritiene che “appare logico dedurre che anche la Adriatica Servizi sia una società 'salvata'”. Goda cioè della stessa protezione mafiosa.

di Redazione 


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