Che tempo fa? Ce lo dicono i miti, i santi e le tradizioni

Azioni e tradizioni di Pino Donatacci

LE PREVISIONI METEO CON LA CANDELORA E SAN BIAGIO. Questo mese inizia con due avvenimenti importanti che si susseguono e che sono collegati tra loro: la Candelora e San Biagio. A Foggia è in uso il detto: “A Canelora, a vernata esce fore. Dicije Sanda Bellorija: stanche ije pè destimonije. Respunnije a vecchija arraggiate: nun è sciuta a vernata se nun arrive ‘a ‘Nnunziata, e se vuje esse chiù secure, quanne calene i meteture”. ( Alla Candelora, l’inverno esce fuori. Disse Santa Apollonia (9 Febbraio): stò io per testimone. Rispose la vecchia arrabbiata: non è uscita la vernata se non arriva l’Annunziata (25 Aprile), e se vuoi essere più sicuro, quando calano le metiture (estate).

Inoltre si dice: “Se p'a Cannelore ne chòve 'u virne se ne more”. (Se nel giorno della Candelora non piove, l'inverno muore, è finito). Come possiamo notare entrambi i detti si riferiscono alle previsioni metereologiche che nei tempi passati erano una vera incognita, e che l’uomo antico fissava in date prestabilite. Non è un caso che il giorno seguente è San Biagio, e si usa dire: “San Biase, n’dà ogne buche u sole trase” (San Biagio, in ogni buco entra il sole), semplificato col detto: “San Biase, u sole ndè case” (San Biagio, il sole nelle case).

L'INFLUENZA DELLA METEOROLOGIA SULLA FIGURA DI DEI E SANTI. Anticamente per febbraio l’inverno, o gran parte di esso, sembrava alle spalle. Questi detti ci suggeriscono come in questo momento ci troviamo al confine tra un ciclo meteorologico e l’altro, un pò come se, ancor prima di stabilire quali siano le stagioni, ci trovassimo in un periodo a cavallo delle stesse. La figura di San Biagio, anticipata da Santa Lucia (13 dicembre) e seguita da San Valentino (14 febbraio) è anch’essa una figura acefala, che nel mondo antico aveva un significato simbolico importante. Gli antichi consideravano il corpo umano come un “metro calendariale”: la testa e gli occhi rappresentavano il Sole perché era la parte del corpo più vicina all’astro e perché da sempre gli occhi sono la luce dell’uomo; i piedi rappresentavano la terra e quindi gli inferi. Se a novembre, prima del Solstizio d’Inverno, la parte del corpo umano che si celebrava era il piede perché era la parte più prossima al terreno (vedi la calza dei morti), dopo il Solstizio, quindi dopo la nascita del Sole bambino, la testa rappresentava la distanza dal sole. In questo periodo, quando il sole non è ancora forte, gli dei precristiani, fagocitati da quelli cristiani, sono acefali per ricordare al popolo che siamo in un periodo ancora freddo, lontano dal sole che illumina e riscalda. Quando ci avviciniamo all’estate, verso maggio o giugno, i Santi che si celebrano saranno in massima parte apollinei e quindi rappresentati come guerrieri.

IL MITO DI EURIDICE E ORFEO. Per tornare al riferimento meteorologico possiamo affermare che anche il mito si sia interessato di questi fenomeni perché, come sappiamo, anche il linguaggio mitologico serve per spiegare gli avvenimenti terreni. Il mito in questione è quello di Euridice e Orfeo. Orfeo era un gran poeta e musicista, suonatore della lira che gli era stata regalata direttamente da Apollo (Sole). Egli era follemente innamorato di Euridice che per sfuggire dalle grinfie di Aristeo calpestò inavvertitamente un serpente (elemento terreno) dal quale fu uccisa. Orfeo, impazzito dal dolore decise di scendere nell'Ade per strappare dal regno dei morti la sua cara Euridice. Commosse con il suono triste della sua musica Ade e Persefone. Fu così che fu concesso a Orfeo di ricondurre Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio verso la terra la precedesse e non si voltasse a guardarla fino a quando non fossero giunti alla luce del sole. Ma durante il viaggio, e precisamente verso l’imbocco dell’uscita, Orfeo disorientato dalla luce si girò verso Euridice che scomparve per sempre. Il mito di Euridice lo possiamo paragonare al tempo meteorologico di questo periodo: mentre sembra che la primavera stia per sopraggiungere, di nuovo il maltempo prende piede. Se Euridice rappresenta la Primavera, il fatto che in pieno inverno ci sia un momento in cui sembra avvicendarsi la bella stagione per poi fare un passo indietro ci riporta alla suggestione del mito su citato.

Vero è che gli antichi avevano un senso dell’osservazione dei fenomeni naturali molto più spiccato del nostro e che in questo caso ci hanno azzeccato


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