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  • Pubblicata il: 10/08/2026 15:47:19

I biglietti per disabili per i concerti e l'esperienza positiva con Biagio Antonacci a Lucera

Dopo l'articolo sulla difficoltà di trovare i biglietti per il settore disabili dei concerti e l'intervento di Pina Carretta, è arrivata in redazione una mail con la testimonianza di Manu e Lory. 

NON CHIEDIAMO PRIVILEGI. “Vorrei collegarmi alle parole di Pina – ci scrivono i due lettori - perché credo che ci sia un punto importante da sottolineare. Noi non chiediamo posti agevolati. Non chiediamo privilegi. Chiediamo semplicemente di essere trattati come tutti gli altri. Vorremmo poter andare a un concerto con le persone che amiamo, poter scegliere e acquistare un biglietto, poter vivere quella serata insieme agli altri, senza essere automaticamente relegati in uno spazio separato. È giusto che, per chi ha una ridotta capacità di deambulazione, venga prevista una zona accessibile e sicura. Ma quella zona dovrebbe essere consona, dignitosa e permettere di godere pienamente dello spettacolo, di vedere il cantante, ascoltare bene la musica e sentirsi parte dell'evento. Non un angolo messo lì semplicemente perché “bisogna sistemare anche le persone con disabilità”. 

BIAGIO ANTONACCI. “Io, personalmente - prosegue la mail -, posso raccontare anche un'esperienza positiva. Una mia amica aveva espresso il desiderio di andare al concerto di Biagio Antonacci. Mi sono attivata il giorno dopo e, nel giro di appena due ore, l'agenzia che si occupava dell'organizzazione mi ha risposto, chiedendomi tutta la documentazione necessaria. Tre giorni dopo eravamo al concerto. Ecco, questo è quello che dovrebbe essere normale”. 

NESSUNA SEGREGAZIONE. “Quello che invece non mi è mai piaciuto è il principio per cui alla persona con disabilità viene fatto pagare il biglietto, l'accompagnatore entra gratuitamente, per poi vedersi sistematicamente relegati lontano dagli altri, in una zona separata. Noi vogliamo pagare. Compreso l'accompagnatore. L'accessibilità non dovrebbe diventare segregazione. Perché una cosa è creare uno spazio accessibile per chi ne ha bisogno; un'altra è creare un ghetto. Nel 2026 credo che dovremmo essere oltre questa concezione. La disabilità può richiedere un'organizzazione diversa, ma non dovrebbe mai significare un'esperienza diversa, meno dignitosa o meno bella. Noi vogliamo andare ai concerti. Vogliamo - concludono Manu e Lory - cantare, emozionarci, divertirci, stare con i nostri amici e con le nostre famiglie. Vogliamo semplicemente esserci. Insieme agli altri e non dover scegliere chi dovrà accompagnarci”.

di Sandro Simone