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Gli omicidi di Dino e Stefania, il tour degli orrori nel quartiere e la bellezza contro la violenza

Vivo a poche decine di metri dal luogo in cui è stato ucciso Dino Carta. Non so se funziona così anche nel resto della città, ma da una decina di giorni ogni volta che entro in un bar, un negozio o una casa non si parla d'altro che dell'agguato, dell'audio di Rai2 e di ipotesi più o meno verosimili per spiegare l'omicidio.

IL TOUR. Passo da Via Caracciolo almeno due volte al giorno, penso che ormai per me che quel luogo sarà per sempre segnato da quel ricordo, così come Via Figliolia per l'omicidio di Francesco Marcone, Via Marchese de Rosa per quello Franca Marasco, via Masi per Nicola Ciuffreda, Via Matteotti per l'investimento di Camilla Di Pumpo. E parliamo di luoghi nel raggio 300 metri da casa mia. Basta poi allontanarsi un po' di più per ritrovare i posti in cui ci sono stati gli omicidi di Francesco e Giovanna Traiano e da ieri di Stefania Rago. Una volta ne parlavo con un amico e mi sono accorto che pareva gli stessi facendo fare uno di quei tour degli orrori che di solito si organizzano nei paesi dove c'è stata una guerra, e invece di tratta di un normalissimo quartiere dove la gente lavora, gioca, scherza e ama.

LA BELLEZZA. Forse per combattere il male e la violenza in questa città bisognerebbe, come diceva Peppino Impastato, ripartire dalla bellezza. Da oggi quando passerò di lì cercherò di ricordare, almeno a me stesso, le partite a pallone per strada, le iniziative a San Giuseppe Artigiano, le serate passate a parlare del futuro con gli amici, le domenica allo Zaccheria, le giornate all'UAL, il primo bacio con una ragazzina che poi è diventata mia moglie. La criminalità e il degrado non solo vanno combattuti ma, come dice Don Ciotti, devono essere sconfitti. E per quello è fondamentale l'azione della politica, della magistratura e delle forze dell'ordine. Ma serve pure che ci impegniamo noi, per rendere più bella e raccontare meglio la nostra città, magari partendo proprio dal nostro quartiere.

di Sandro Simone


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