Crisi al Comune/ Verifica di maggioranza, il PD “scarica” l’assessora Patano
Mentre a Parco San Felice si celebra il (discusso) concerto del Primo Maggio, il Partito Democratico prova a sviare la discussione e sposta le polemiche orientandole sul “Piano assunzionale” e, di fatto, chiede la testa dell’assessora Patano.
“Basta perdere tempo in discussioni interne e scarichi di responsabilità.
Foggia - scrivono in una nota - ha bisogno di un’Amministrazione che si occupi delle cose concrete: servizi, sicurezza, manutenzione della città, politiche sociali e funzionamento degli uffici. Non di continue tensioni tra chi ricopre ruoli diversi. In questo quadro, le dichiarazioni dell’assessora al Personale Daniela Patano sul Piano assunzionale non aiutano a fare chiarezza, ma aumentano la confusione. È inaccettabile, innanzitutto, l’attacco alla presidente del Consiglio comunale Lia Azzarone. Un attacco che colpisce una figura istituzionale e crea tensione tra gli organi del Comune.
Non corrisponde ai fatti il tentativo di scaricare su altri le responsabilità. La presidente Azzarone ha fatto il suo lavoro: ha chiesto la convocazione dei capigruppo per aprire un confronto sul Piano assunzionale e ha trasmesso il documento ai capigruppo, come previsto e dimostrabile.
La verità politica è un’altra: la gran parte dei capigruppo di maggioranza non ha più fiducia nell’assessora Patano. Questo è il vero problema, non lo scambio di comunicazioni o di PEC.
Quando viene meno la fiducia politica, non si può far finta di nulla: in politica le conseguenze devono essere chiare.
Il Partito Democratico sta lavorando per una fase nuova, basata su responsabilità, chiarezza e rispetto tra le istituzioni.
Il piano assunzionale nasce da esigenze tecniche, ma quelle esigenze dipendono da scelte politiche su cosa serve alla città.
La politica non decide i singoli nomi, ma deve indicare dove rafforzare i servizi, in linea con il programma di governo e con i bisogni dei cittadini.
Il punto, dunque, non è entrare nella gestione, ma non rinunciare al proprio ruolo.
Perché se la politica non indica le priorità, viene meno il senso stesso del governo.
La distinzione tra indirizzo politico e gestione amministrativa non può diventare un modo per evitare responsabilità”.
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