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Amiu, lo statuto favorisce il Comune di Bari: controllo analogo impossibile e utili non reinvestiti

Dubbi anche sulla ripartizione dei costi degli organi sociali

Le decisioni strategiche di Amiu, secondo lo statuto attuale, sono adottabili con una maggioranza dei ¾ pari al 75% del capitale sociale. Poiché il Comune di Bari ha il 78,13% delle quote, il Comune di Foggia è di fatto estromesso dal controllo analogo, potendo il socio di maggioranza “agire in autonomia”.
Negli anni dal 2014 al 2019 Amiu ha realizzato e distribuito utili ai soci per un totale di quasi 18 milioni di euro. L'assegnazione è avvenuta in proporzione al capitale sociale: 14 milioni al Comune di Bari e poco meno di 4 milioni al Comune di Foggia. Le società in house, tuttavia, non possono distribuire gli avanzi di gestione ma destinarli al miglioramento dei servizi pubblici, all'abbattimento dei costi del servizio, al finanziamento di nuovi investimenti.
I costi di funzionamento degli organi sociali sono stati suddivisi per il 60% al Comune di Bari e per il 40% al Comune di Foggia e non in proporzione alle quote possedute.

LA RELAZIONE. Sono questi i rilievi più salienti contenuti nella relazione dell'esperto Antonino Ilacqua che un anno fa, nel febbraio 2025, ha ricevuto l'affidamento diretto dal Comune di Foggia per “il servizio di supporto specialistico per le verifiche legali, anche afferenti agli aspetti finanziari correlati, in ambito di controllo analogo congiunto di Amiu Puglia negli anni dal 2013 al 2024”. Il professore incaricato ha analizzato le clausole statutarie dell'azienda di igiene urbana ed è giunto alla conclusione che è necessario modificarle per far sì che Amiu possa considerarsi una società in house effettivamente assoggettata a controllo analogo congiunto da parte di entrambi i soci, Comune di Bari e Comune di Foggia.

LE MAGGIORANZE IN ASSEMBLEA. Lo statuto di una società rappresenta l'insieme di norme che ne regolano il funzionamento. Ebbene, sotto la lente di Ilacqua sono finite le clausole dell'articolo cinque. Secondo tali disposizioni, l'assemblea di Amiu è chiamata ad assumere tutte le decisioni strategiche più importanti come quella di approvare gli indirizzi ai quali il consiglio di amministrazione deve uniformarsi, approvare le relazioni semestrali sull'andamento della gestione, deliberare le modifiche dello statuto. Tali decisioni possono essere assunte con una maggioranza del 75% del capitale sociale. Poichè il Comune di Bari detiene il 78,13% del capitale – ragiona l'esperto legale - “tale situazione non consente il rispetto da parte del Comune di Foggia dei principi alla base dei quali si deve esercitare il controllo analogo”. L'assemblea delibera su argomenti 'sensibili' e il Comune di Bari può farlo “in autonomia anche senza l'assenso del Comune di Foggia”. In pratica, con le attuali regole a poter 'comandare' è Bari e a Foggia non resta che accettare le decisioni prese.

GLI UTILI. Vi sono peraltro ulteriori criticità. All'art. 12 dello statuto si parla di utili e di dividendi da attribuire ai soci. Tuttavia, secondo le norme comunitarie e nazionali così come secondo la giurisprudenza consolidata, le società a partecipazione pubblica non possono e non devono generare utili e, in ogni caso, in caso di avanzi di gestione devono destinarli a investimenti, al miglioramento dei servizi affidati, all'abbattimento dei costi. Tutto ciò in Amiu negli anni dal 2014 al 2019 non è avvenuto. Anzi, Amiu ha distribuito utili per 14milioni di euro al Comune di Bari e per quasi 4 al Comune di Foggia. Ma è a questo punto che vi è il grosso limite della relazione che lascia l'amaro in bocca rispetto all'importo pagato per ottenerla: quasi 50mila euro. L'esperto è costretto ad ammettere che “non è in grado di ricostruire l'esatta destinazione delle somme ricevute come utili”. Che fine hanno fatto i soldi fuoriusciti da Amiu e finiti nelle casse del Comune di Bari e di Foggia non è dato sapersi insomma. E, peraltro, secondo Ilacqua si tratta di somme “incassate in anni risalenti ben oltre i 5 anni” e quindi definitivamente assegnati. Si potrebbe ricorrere a un approfondimento che però “non rientra nell'incarico affidato”. Resta poi da capire che fine faranno gli utili realizzati dal 2020 al 2024.

GLI ORGANI SOCIALI. L'ultimo appunto dell'avvocato siciliano è sui costi di funzionamento degli organi sociali. L'assemblea ha sempre deciso all'unanimità di suddividerli con una percentuale del 60% al Comune di Bari (che ha tre componenti) e del 40% al Comune di Foggia (che nomina due componenti). Secondo l'esperto, tuttavia, tale suddivisione non ha ragione di esistere in quanto anche i costi, così come gli utili, vanno divisi in proporzione alle quote possedute.

LE SOLUZIONI. Come fare per superare queste anomalie? La via maestra è quella di modificare le clausole statutarie e i patti parasociali e su questo occorrerà la necessaria collaborazione del Comune di Bari. Secondo Ilacqua si tratta di una scelta “necessaria e obbligatoria” per entrambi i Comuni perchè solo in tal modo Amiu potrà qualificarsi società in house. L'alternativa sarebbe quella di consentire al Comune di Foggia di aumentare la propria quota di partecipazione fino al 30% ma si tratterebbe di una soluzione più difficilmente praticabile e, peraltro, onerosa. La palla ora passa al Comune di Foggia, all'assessora all'ambiente Lucia Aprile, all'assessore con delega alle società partecipate Davide Emanuele e agli uffici competenti che hanno ricevuto la relazione dallo scorso 19 gennaio. La relazione di Antonino Ilacqua ha messo nero su bianco una circostanza in effetti evidente: Amiu così com'è è una società che non risponde alle norme di legge. Tocca ora ai due Comuni soci porre rimedio.

di Michele Gramazio


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