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Dodici appalti ‘sospetti’ nei Comuni della provincia: l’accusa della Finanza è di frode in lavori per strade, fogne e mercati I NOMI DEGLI INDAGATI

Dodici appalti per lavori di sistemazione delle strade, riqualificazione urbana e mercatale, rifacimento degli impianti fognari; undici Comuni della provincia coinvolti; quattordici persone indagate tra imprenditori, professionisti, tecnici e dirigenti pubblici.

L’INCHIESTA. Sono questi i numeri dell’inchiesta della Guardia di Finanza che, nelle giornate tra giovedì e venerdì, ha portato alle perquisizioni nelle abitazioni dell’imprenditore edile Giuseppe Caroprese e del dirigente attualmente in servizio nel Comune di Foggia, Tullio Mendolicchio. Nel corso dell’operazione sono stati rinvenuti, nascosti in numerose buste di negozi e supermercati, 700mila euro in contanti. Per gli inquirenti quei soldi potrebbero essere legati a un sistema di frodi in una serie di appalti dei Comuni della provincia e sono stati posti sotto sequestro insieme a pc e altri dispositivi digitali.

GLI APPALTI. Il Nucleo di polizia economica e finanziaria di Foggia contesta l’esecuzione di una serie di lavori su strade, fogne e aree mercatali: in alcuni casi l’utilizzo di quantità di materiale inferiore, in altri non conforme. Al dirigente Tullio Mendolicchio si contesta l’attestazione di regolarità dei lavori in uno degli appalti, avvenuto nel Comune di San Marco in Lamis, dove ha prestato servizio prima del trasferimento nel capoluogo. Ma sono altri dieci i Comuni coinvolti: Apricena, Accadia, Alberona, Candela, Mattinata, Poggio Imperiale, Roseto Valfortore, San Nicandro Garganico e Torremaggiore. In tutto nelle indagini sono finiti dodici appalti per un valore complessivo di 8milioni di euro.

I NOMI. Gli indagati sono quattordici in tutto. Oltre al dirigente Tullio Mendolicchio, all’imprenditore Giuseppe Caroprese e sua moglie Rita de Maio anche Giuseppe Agnusdei, Aurelio Agriesti, Saverio Buccino, Piero Giuliani, Ciro Grittani, Antonia La Marra, Giuseppe Martino, Luigi Parlante, Andrea Sassano e Antonio Ventarola.

di Michele Gramazio


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