Caro biglietti, tra chi diserta "per amore" e chi entra "per la maglia" salta anche l'unico rito collettivo
Ce l’ha fatta, ancora una volta.
E’ riuscito a “spaccare” una tifoseria, una città.
Lo Zaccheria era l’unico rituale, il solo porto sicuro, la garanzia di sentirsi uniti: il Foggia calcio rappresenta l’unico momento in cui ci si sente comunità (e per certi versi, ancorarsi al solo pallone è uno dei limiti di questa città). La “livella” senza aspettare il trapasso, il momento in cui ceti diversi si ricompattano, in cui ogni differenza di vedute, stile, ideale, pensiero si annulla: solo il Foggia. Ha tolto anche questa certezza, Nicola Canonico. E' riuscito a creare un'atmosfera da derby in una città che non vive di stracittadine.
IL TURBAMENTO. Oggi, chi non ha già deciso se andare allo Zaccheria o meno, si sente frustrato, turbato, sospeso. Quella che per tanti è sempre stata un’azione automatica, quasi Pavloviana - c’è la partita, vado allo stadio -, non è più una certezza. Sembriamo tanti Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo o se resto a casa? Il dubbio su cosa fare: il prepartita fisso con gli amici e una birretta o la protesta davanti al Comune? O entrambe le cose?
LO SCONTRO. Nicola Canonico è riuscito a trasformare un rito collettivo in uno scontro ideologico: oggi il rischio è che debba provare vergogna chi paga il biglietto ed entra allo stadio piuttosto che chi resta a casa. Un paradosso, una situazione surreale che solo l'imprenditore di Palo del Colle poteva essere in grado di creare. E il tardivo tentativo di mettere una "pezza a colori" sul rincaro dei prezzi, suona come la volontà di recuperare in parte la credibilità dinanzi a quei "foggiani per bene" a cui aveva pensato - parole sue - nel momento dell'iscrizione in serie C.
IL PASSO INDIETRO. Mancano poche ore al fischio iniziale dell'ennesima surreale partita del Foggia. Un altro match che non si gioca solo in campo: come ormai d'abitudine diventa quasi più importante quello che accade fuori dal terreno di gioco, prima e dopo, rispetto a quanto succede sul manto erboso. L'ennesima gara che comincia molto prima e finirà chissà quando. Un altro passo indietro nella ricerca di quella "verginità", termine così caro a mister Delio Rossi. E invece, in questa vicenda, di illibati non ce ne sono. Di incontaminato, stasera, ci sarà solo una cosa: la maglia (anche se in versione non ufficiale, altra perla della gestione Canonico). Due colori, "una passione", come recita il claim della società rossonera che però, in queste ore, si è trasformata in compassione. Perchè comunque andrà, stasera (sperando in un risultato positivo sul campo) ne usciremo tutti un po' con le ossa rotte: arrivare a disertare lo Zaccheria "per amore" o entrare nello stadio quasi con imbarazzo fa male a tutti. Ma sembra quasi che solo a una persona, qui in mezzo, faccia piacere...
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