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Un commando del clan Francavilla pronto a uccidere imprenditore foggiano, la polizia sventa l'agguato: sette arresti

Lo scorso 26 giugno evitato l'omicidio all'uscita del casello autostradale

Avevano piazzato sotto l'auto di un imprenditore foggiano un gps per monitorarne i movimenti. Poi lo scorso 26 giugno erano pronti a ucciderlo all'uscita del casello autostradale “Foggia Zona Industriale”. La polizia è riuscita a sventare l'agguato e a portare agli arresti del commando, composto da sette persone, tra cui un boss del clan Francavilla.

GLI ARRESTI. Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Foggia, supportati dagli agenti del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile della Questura di Bari, al termine delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, lo scorso 21 luglio hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dal P.M della DDA di Bari, titolare delle indagini, nei confronti di sette persone ritenute, allo stato ed in attesa del successivo vaglio dell’Autorità Giudiziaria, nel contraddittorio delle parti, gravemente indiziate dei delitti di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa.

PRONTI A UCCIDERE IL 26 GIUGNO. Tra i componenti del gruppo criminale vi era un esponente di primissimo piano del clan “Sinesi – Francavilla”. In particolare, gli investigatori hanno appurato che il commando, per il tramite di un dipendente infedele della vittima designata, un imprenditore locale, aveva posizionato al di sotto dell’autovettura di quest’ultimo un dispositivo gps al fine di monitorarne gli spostamenti. I dati acquisiti dagli investigatori della Squadra Mobile di Foggia hanno consentito di individuare il dispositivo gps, la data e il luogo in cui si sarebbe realizzato l’agguato omicidiario: la sera del 26 giugno, all’uscita del casello “Foggia – Zona Industriale”, al momento del rientro della vittima da una località balneare.

L'INTERVENTO. In quella data, gli agenti della Polizia di Stato appartenenti alla Squadra Mobile di Foggia, di Bari e del Servizio Centrale Operativo, operando d’intesa con l’Autorità Giudiziaria, sono intervenuti scongiurando che il gruppo, già armato e posizionato, facesse fuoco ai danni della vittima. Il tempestivo operare degli investigatori ha consentito di bloccare nelle immediatezze dei fatti due componenti del commando, i quali si erano appostati presso un casale abbandonato a ridosso dell’uscita autostradale Foggia Zona Industriale, con il compito di monitorare l’uscita della vittima dal casello e dare il via libera all’azione delittuosa con utenze dedicate “punto – punto”.

LA BASE LOGISTICA. Tale preliminare attività è proseguita presso la campagna di due dei sette indagati, destinatari del provvedimento di fermo, individuata grazie alla complessiva analisi degli elementi investigativi acquisiti, come la base logistica del gruppo criminale. Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti importanti elementi, quali autovetture, documenti d’identità e utenze cellulari, sequestrati a carico dei presunti autori dell’episodio delittuoso.

L'INSEGUIMENTO. Inoltre nel corso della stessa attività presso la base logistica degli indagati, il personale della Polizia di Stato ha visto transitare una Fiat 500 rossa a forte velocità, autovettura che, grazie alla pregressa attività investigativa, era stata individuata come l’autovettura che il commando avrebbe utilizzato per compiere l’agguato. Ingaggiato l’inseguimento, le pattuglie delle Squadra Mobili e del Servizio Centrale Operativo sono riusciti a fermare l'autovettura dopo svariati chilometri, bloccando la stessa con a bordo uno dei partecipanti all’azione delittuosa, ed in particolare il soggetto avente il ruolo di autista nel programma delittuoso degli indagati. A seguito dell’accurata perquisizione veicolare della Fiat 500 rossa sono stati rinvenuti una bottiglia di benzina e dei bengala che dall’attività tecnica in corso è emerso che sarebbero serviti per incendiare l’autovettura dopo l’omicidio e cancellare ogni tipo di prova. Inoltre l’attività tecnica ha permesso di accertare come il commando, determinato ad uccidere la vittima designata, fosse nella disponibilità di un ingente quantitativo di armi. Sono in corso approfondimenti investigativi finalizzati ad individuare il movente del fallito agguato e a ricostruire i pregressi rapporti tra l’imprenditore e gli esponenti della batteria “Sinesi-Francavill”.

LA TENTATA ESTORSIONE. Le indagini espletate hanno, inoltre, permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due degli autori del tentato omicidio, tra cui il boss Francavilla, per una tentata estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa, commessa nei confronti di un locale spacciatore, al fine di imporre la fornitura della sostanza stupefacente del tipo cocaina dal canale del precitato consorzio criminale. A carico di quest’ultimi, nel provvedimento di fermo, è stato contestato anche il delitto di cessione di sostanza stupefacente del tipo cocaina del valore di 3mila euro a soggetti foggiani e sanseveresi.

GLI ARRESTI. Il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia, competente per la procedura di convalida del fermo, ha convalidato il fermo e ha emesso, in data odierna, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati. Le forze dell'ordine precisano che “si è nella fase delle indagini preliminari e pertanto il quadro indiziario dovrà essere verificato e vagliato nelle successive fasi del procedimento, con il contributo delle difese e nel pieno contraddittorio delle parti”.

di Redazione 


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