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Le vacanze estive: i "difficili" rapporti tra mamme e figli

Cronaca di una giornata, di altri tempi, al termine delle scuole

Durante gli anni della nostra gioventu’, Il periodo temporale che trascorreva tra La fine della scuola, che per molti, i più bravi, risaliva già a metà maggio, e la partenza per le ferie, fisse o da pendolare per i canonici 15 giorni di “Foggia-Siponto”, era tra i più “impegnativi” e complessi, da gestire, per le nostre mamme. La chiusura delle scuole comportava, in primis, che i ragazzi restassero a casa quasi tutto il giorno: la mattina, in particolare , causa il gran caldo che non permetteva di uscire. Lo “stare a casa”, quasi sempre più di un figlio, significava, per le nostre mamme una “occupazione” permanente dell’abitazione, in particolare della cameretta, bagno e cucina. Ci si alzava tardi, si faceva colazione, ma senza fretta , si contattavano per telefono gli amici per organizzare la partitella pomeridiana e l’uscita serale e poi si andava nel bagno dove ci si tratteneva per un tempo indefinibile. Tutto questo si rifletteva sull’organizzazione e sui tempi per rigovernare la casa, fare la spesa e cucinare, che le mamme “normalmente” adottavano per tutto il resto dell’anno. 

GLI ORARI. “Normalmente”, infatti, si usciva presto di casa per andare a scuola, dunque le nostre mamme iniziavano subito le pulizie della casa e a riordinare la nostra camera, il bagno , la cucina, sicchè pressappoco alle 9 la casa già luccicava come uno specchio e loro avevano il tempo di scendere a fare la spesa, ritornare, preparare il pranzo, in modo che per il ritorno a casa di marito e figli tutto fosse compiuto. Quando invece era tempo di vacanze, quel ritmo saltava: la cameretta non si poteva fare prima delle 10, se tutto andava bene e salvo che ci si alzasse ancora piu’ tardi; alle 11 in cucina c’erano da lavare ancora le tazze della colazione e la caffettiera fatta apposta per noi; del bagno non ne parliamo, non si riusciva a pulirlo prima di tarda ora. Saltava cosi’ anche la possibilità di andare a fare la spesa e la povera mamma ripiegava sul l’omino che con il suo treruote ( la sciroletta di una volta) carica di cassette di prodotti ortofrutticoli puntuale, alle 12, si piazzava sotto i condomini richiamando, con due colpi di clacson ed elencando la mercanzia a voce alta, le signore affinchè scendessero a fare i loro acquisti, che, però erano molto più costosi della merce venduta al mercatino rionale o nei primi supermarket.

IL PRANZO.  Tutto questo cambio di abitudini che si verificava nel periodo delle ferie scolastiche, comportava, quale conseguenza finale, che alle mamme rimanesse poco tempo per cucinare e alla nostra domanda (che solitamente facevamo quando per noi sembrava l’alba ma era già mezzogiorno): “Mamma che cucini di buono oggi?”. Oltre a rischiare di essere presi a parole non proprio consone e a ricevere una mazzata in fronte, la risposta, con riferimento sublimale al nostro comportamento, non poteva che essere: “Eh! Oggi arrangiamo, sono già le 12 e non ho ancora fatto niente e la casa sta una baraonda!!".

IL POMERIGGIO. Se così trascorrevano le mattinate casalinghe, nelle afose giornate di giugno e parte di luglio, non altrettanto scevri da problemi erano i lunghi pomeriggi. Immaginate case semi buie, perché per le nostre mamme il caldo e sole dei mesi estivi si combatteva tenendo la casa in “penombra”... cioe’ con le avvolgibili abbassate e le finestre e balconi, che davano a nord, ove era piu’ fresco, aperte in modo da creare corrente. Ovviamente per noi ragazzi che già ci eravamo alzati più tardi e non avevamo altro da fare, non restava che “vagabondare” per la casa in attesa che passasse la “controra”, come si chiamava quella sorta di limbo temporale che intercorreva tra le tredici e le diciassette, arrivasse la fatidica ora e potessimo finalmente lasciare libere dalla nostra presenza, le case e le mamme per precipitarci giù in cortile o per strada o sul marciapiede e iniziare le interminabili scartatelle che si sarebbero protratte sino a sera inoltrata. 

LA SERA. In questo lasso di tempo le nostre mamme, felici della nostra assenza, si dedicavano a riordinare la casa, secondo le loro inflessibili idee di ordine e pulizia e, se ne avevano ancora la forza, uscivano a fare due passi o a sedersi alle panchine dei giardini di Piazza Italia, i giardinetti di una volta. Se credete, a questo punto, che le interminabili giornate estive fossero concluse vi sbagliate di grosso. C’era ancora, per le nostre povere genitrici, da lavorare… ben dopo il tramonto. Il motivo era semplice. Non avendo impegni scolastici per il giorno dopo la sera si sfruttava sin l’ultimo raggio di luce per giocare a pallone, al termine, dopo ore e ore trascorse a disputare interminabili partite arrivavamo, oltre che distrutti e affamati anche sporchi e sudati, spesso con i pantaloni strappati o le ginocchia sbucciate e non di rado con le scarpe rotte. Di conseguenza dovevamo immergerci nella vasca da bagno o nella doccia, cambiarci gli indumenti sudati e sporchi e che, a loro volta dovevano essere lavati: e le nostre madri non avrebbero mai potuto lasciare una notte intera gli abiti sporchi per lavarli il mattino successivo , no! Si lavavano la sera stessa…! Dopodichè ci si poteva finalmente sedere a tavola, dove già attendeva, come anima in pena, nostro padre, l’ora di cenare, ma nel frattempo noi già avevamo provveduto a mangiucchiare qualcosa. Si giungeva così al termine di una dura giornata che, come le altre successive e sino alla riapertura, benedetta, delle scuole, avrebbe messo a durissima prova la psiche delle nostre mamme che, nonostante tutto, e per l’amore che ci volevano si facevano in dieci, per farci trascorrere delle felici giornate che, oggi, forse mancano alle nostre generazioni. 
A cura di Salvatore AIEZZA

di Redazione 


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