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Caos Foggia: tra rinvii, cavilli e impedimenti, la giustizia sportiva è al teatro della farsa

In che serie potrà giocare il Foggia calcio nella stagione calcistica 2019/2020? In un Paese normale, a questa domanda sarebbe possibile rispondere semplicemente. Sulla base della classifica finale del campionato o, al massimo, trepidando in attesa della disputa dei play out di andata e ritorno.

LA GIUSTIZIA. Così non è purtroppo. Come da qualche anno a questa parte, infatti, nel corso della stagione estiva, il calcio si sposta dal campo ai tribunali. Sia chiaro. Se fosse solo questo il problema che ben venga. L'intervento della giustizia per porre il freno e sanzionare comportamenti sleali o irregolari contribuisce a dar certezza a uno sport che movimenta ingenti risorse economiche e coinvolge milioni di tifosi guidati dalla passione per la propria squadra. Il fatto è che, da qualche anno a questa parte, la credibilità della giustizia sportiva è ormai ridotta al lumicino e quest'anno ne sta facendo le spese il Foggia calcio.

I RICORSI. La società rossonera, assistita dal legale Catricalà, è finita, anche per demeriti sul campo, nel tritasassi di ricorsi, controricorsi, cavilli e strategie più o meno condivisibili al fine di vedersi riconoscere il diritto di poter disputare i play out, dopo che una sentenza del Tribunale Federale Nazionale ha stabilito la retrocessione al Palermo. Nel giudizio cautelare promosso al Tar, il Foggia ha ottenuto una prima misura provvisoria che ha annullato, previa sospensione dell'efficacia, il verbale del consiglio direttivo che aveva inopinatamente abrogato la disputa dei play out. Dovrà però attendere il prossimo 11 giugno per la decisione definitiva, a seguito di una scelta che noi abbiamo definito autogol. L'assessore Sergio Cangelli ha rivendicato pubblicamente la scelta del Comune di Foggia di non consentire l'abbreviazione dei termini al 28 maggio, sebbene riportando alcune inesattezze. Il Foggia calcio, infatti, aveva già chiesto l'adozione dell'ordinanza da parte del Presidente del Tribunale che sarebbe perciò arrivata anche senza la mancata adesione del Comune. “Il contropiede vincente” di cui parla Cangelli non ha inciso in alcun modo se non quello di far slittare l'udienza di due settimane. Probabile allora che sia proprio questa la reale intenzione di tutte le parti in causa? Per chi ama i risultati sul campo, sarebbe sicuramente una sconfitta anche se, a onor del vero, nel caso del Foggia calcio del tutto giustificabile dopo le decisioni avventate che ha dovuto subire e ben cristallizzate dal Tar Lazio che ha stabilito ci sia stata disparità di trattamento tra Foggia e Perugia. Va aggiunto, tuttavia, che alla luce di quanto avvenuto nel giudizio riguardante il Palermo (giudizio spostato al 29 maggio p.v.), il prossimo martedì il Foggia avrebbe potuto ottenere una decisione definitiva cautelare avente un valore ancora più efficace.

IL GIUDICE SANTORO. Se non bastassero a indispettire tutti questi cavilli giuridici, è proprio nel giudizio riguardante il Palermo che la giustizia sportiva assume le vesti di un teatro della farsa. Dover ascoltare che il rinvio del giudizio è dovuto al fatto che il presidente di sezione, Sergio Santoro, ha ritenuto di farsi da parte in quanto non sereno dopo la pubblicazione di notizie inerenti le indagini sul suo conto per corruzione, è un'offesa all'intelligenza. In primo luogo la notizia è datata. Il giudice è a conoscenza di queste indagini da mesi. Come mai questo turbamento differito? Ma la cosa più sconcertante è che si tratta dello stesso giudice che lo scorso 23 gennaio, proprio nelle ore in cui veniva a sapere delle indagini sul suo conto, decise di confermare i 6 punti di penalizzazione al Foggia non sentendosi per nulla turbato nel non dare corso a 'un ordine' proveniente dal Collegio di garanzia dello sport. Insomma, un giudice con 'serenità a corrente alternata'. Dopo quanto accaduto, prende corpo l'ipotesi di una B a 22 squadre per non 'scontentare' nessuno. Salomonicamente potrebbe essere la soluzione dal male minore che però non mancherebbe di allontanare una volta di più i tifosi da uno sport meraviglioso. Se continua così, la prossima preoccupazione di tutti i presidenti, dopo quello dell'Udinese, sarà solo quella di dover dipingere i sediolini degli spalti per dare l'illusione ottica dalla Tv di stadi affollati.

di Michele Gramazio


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