"La Venere Oltre": non un semplice arredo urbano, ma un simbolo potente e necessario
Inaugurata una panchina rossa contro la violenza sulle donne con disabilità
Non un semplice arredo urbano, ma un simbolo potente e necessario per accendere la luce su un
dramma troppo spesso vissuto nell'ombra: la violenza sulle donne con disabilità.
Con questo profondo intento, lo spartitraffico verde che divide le corsie di marcia di fronte al Liceo
Scientifico "A. Volta" di Foggia, si è trasformato in un luogo di incontro e di
riflessione condivisa per l'inaugurazione della speciale panchina rossa intitolata "La Venere Oltre".
L'opera, nata dal cuore e dalle mani dell’artista Rosanna Giampaolo grazie al sostegno di Coop, è
stata svelata davanti agli occhi attenti degli studenti, alla presenza degli assessori comunali
Mendolicchio e Giulio De Santis e delle realtà associative del territorio.
L'EMOZIONE. Dietro le linee e i colori di questa panchina si nasconde un paragone storico toccante legato alla
Venere di Milo, capolavoro riaffiorato dal passato, mutilato e diventato nei secoli l'icona stessa
della bellezza universale.
«Già all'epoca si ebbe l'intelligenza di non farle delle braccia posticce perché era bella così,
splendida sotto tutti i punti di vista» ha ricordato l'artista, evidenziando come quella scultura
rappresenti nel linguaggio comune la perfetta "Venere disabile", capace di splendere oltre ogni
stereotipo fisico e oltre i rigidi canoni estetici della magrezza forzata. Ed è proprio intrecciando
l'arte alla vita reale che l'emozione si è sentita davvero; Rosanna Giampaolo ha voluto presentare
la vera musa ispiratrice del progetto, indicando Marianna Tortorella e stringendola in un abbraccio
ideale che ha commosso i presenti: «Marianna non sapeva di essere la mia Venere di Milo. La
conosco da tanti anni e per me è una donna bellissima a cui non manca niente. Vive da sola e
svolge il suo lavoro, lanciando messaggi importantissimi. Questo non significa che viva nelle favole
— ha proseguito l’artista con la voce incrinata dall’emozione — Marianna ha bisogno di aiuti, ha
bisogno del sostegno dello Stato, ma resta la mia Venere».
Parole che hanno toccato le corde più intime della donna la quale ha raccolto l'invito offrendo a un
pubblico silenzioso il racconto vero della sua quotidianità: «Le donne con disabilità devono
convivere con una doppia difficoltà: quella di essere donne, e quindi spesso considerate come un
oggetto, e quella di essere disabili, per cui si viene viste come soggetti addetti alla sofferenza, quasi
con un valore inferiore. Questa panchina ci ricorda che chiunque, ma in particolare chi già soffre,
ha necessità di un tocco delicato, di tanta sensibilità e dolcezza».
LA SOLITUDINE. Stefania Gramazio dell'associazione Solidea e promotrice dell'iniziativa insieme a Gianluca di Bari,
ha raccolto il testimone della riflessione e ha voluto accendere i riflettori su quella solitudine che
troppo spesso soffoca le vittime: «La violenza sulle donne con disabilità è una piaga profonda.
Parliamo di vittime che non hanno molta possibilità di difendersi e spesso non hanno la capacità di
denunciare, finendo per sentirsi sole». Con lo sguardo fisso sui ragazzi e sui loro occhi attenti,
Gramazio ha espresso la speranza che, incrociando quel disegno ogni giorno all'uscita da scuola,
possano imparare a guardare il mondo con occhi diversi, più attenti e protettivi, specialmente
verso i propri compagni con disabilità.
Un richiamo alla responsabilità educativa che ha è stato ripreso anche dalle parole dell'assessore
Mendolicchio, che ha voluto sottolineare l'importanza di aver scelto proprio una scuola per
lanciare questo messaggio: «Abbiamo scelto questo posto davanti a un liceo perché è un tema di
cui non si parla molto, utile a sensibilizzare i giovani che spesso pensano poco a questo problema».
L’assessore non ha nascosto la preoccupazione delle istituzioni per quel silenzio che si traduce in
pochissime segnalazioni, un vuoto che nasconde una realtà sommersa ancora troppo vasta.
A dare voce a questo allarme è stato il richiamo accorato di Franca Dente, presidente
dell'associazione Impegno Donna, che ha tradotto la preoccupazione in un appello alla fiducia e
alla vicinanza concreta: «Le denunce devono arrivare a noi, altrimenti non possiamo aiutare. La
panchina rossa resta un simbolo prezioso, ma serve l'impegno concreto di tutta la società di fronte
a questo problema».
I RIFLETTORI. Un supporto che, sul territorio, non viene mai meno: Franca Dente, insieme a tutte le operatrici
dell'associazione, continua a essere un punto di riferimento sempre presente, attivo e pronto a
tendere la mano a chi si sente sola.
L'inaugurazione di oggi lo ha ricordato chiaramente: accendere i riflettori, parlare e sensibilizzare
l'opinione pubblica sul dramma della violenza non è mai abbastanza, perché ogni parola spesa è
un passo in più per rompere il silenzio e proteggere una vita. (Cinzia Rizzetti)
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