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Dal disastro di Chernobyl alle bombe su Kiev: la storia di Alina, accolta due volte da una coppia foggiana

L'emozionante storia di solidarietà raccontata da Cinzia Rizzetti

Questa è una storia d’amore, di accoglienza e solidarietà che ha inizio più di venti anni fa in conseguenza del disastro di Chernobyl del 1986. Dopo l’incidente alla centrale nucleare, molti bambini ucraini e bielorussi che vivono nelle aree più contaminate, in maggioranza orfani, vengono ospitati da famiglie italiane nell'ambito dei cosiddetti "soggiorni di risanamento”. Franca e Carmine sono foggiani che si aprono all’accoglienza e, grazie all’Associazione “San Michele Arcangelo pro Bambini di Chernobyl”, il 16 luglio del 1999 aprono le porte della loro casa e il loro cuore ad Alina. di soli nove anni. La piccola atterra all’aeroporto di Roma insieme ad altri bambini, circa una cinquantina: ad attenderla trova la famiglia che non ha mai avuto e per gli anni successivi torna in Italia due mesi d’estate e un mese d’inverno, di solito nel periodo natalizio. L’anno successivo, nel 2000, la piccola trova anche un fratello ad aspettarla: Luca, adottato dalla coppia e proveniente anche lui da una città dell’Ucraina orientale, Horlivka. Il bambino, al momento dell’adozione, vive nell’orfanotrofio di Kramatorsk, città oggi vittima di un attacco missilistico alla stazione ferroviaria che ha contato decine di morti.

GLI AFFETTI. Quando i genitori italiani propongono anche a lei un’adozione legale, Alina non se la sente di accettare perché nel suo Paese ha lasciato la nonna, gli animali e si sente affettivamente responsabile. Torna quindi ogni anno in Italia anche se non è più una bambina e anche quando è incinta della sua Vika che ora ha undici anni. A febbraio 2022, quando la Russia invade l’Ucraina, Alina è a Kiev con la sua famiglia. La mattina del 24, mentre è al telefono con mamma Franca, si ode una forte esplosione. Franca ancora più preoccupata invita la giovane donna a tornare in Italia, invito che per un po’ rimane in sospeso.

LE INIZIATIVE. Nel frattempo, in seguito al conflitto, nascono a Foggia diverse iniziative pro Ucraina. Padre Oleg Grygorets, assistente spirituale per i cittadini ucraini presenti in Puglia, è tra i primi a organizzare una raccolta viveri e beni di prima necessità, da destinare al popolo in guerra e lo fa insieme a Don Ivo Cavraro della parrocchia di San Giovanni Battista. Anche Franca e Carmine sono tra i tanti che offrono il loro aiuto al prete che, una volta venuto a sapere della storia di Alina, decide di telefonarle e cercare di convincere personalmente la ragazza. Così, convinta anche dal progressivo aumento dell’offensiva russa, il 7 marzo si mette in cammino con la figlia, l’amica Kateryna e il bambino di quest’ultima, di otto mesi. Il viaggio inizia in macchina e continua in pullman. A loro si aggiungono anche altre persone tra cui genitori di Kateryna e la sorella diciasettenne.

IL VIAGGIO. A Ternopil, punto di ritrovo per chi scappa dalla guerra, li attende il pullman che li porterà a Foggia. Tra dolore, paura e speranza, in un alternarsi di sentimenti a volte contrastanti tra di loro, si macinano chilometri in un lungo viaggio che dura quaranta ore. E come quel giorno di 23 anni fa ad attendere Alina e la sua bambina c’è una mamma generosa che non si tira indietro nell’accoglienza anche quando viene a mancare l’ospitalità per Kateryna e il suo piccolo Kirill. Di fronte a questo grave problema Franca non ci pensa su due volte e apre la sua casa anche a loro. La generosità di questa famiglia è però messa in difficoltà: con un bimbo piccolo in casa c’è bisogno di pannolini, prodotti per l’infanzia e questo incide molto sulla spesa giornaliera, non bastano gli aiuti.

LA SOLIDARIETA'.  Per una strana combinazione degli eventi vengo a conoscenza di tutta la storia che ho finora narrato e mi attivo personalmente con un appello sui social. Due persone mi rispondono prontamente, due persone di cui è comprovato l’altruismo e la grandezza d’animo. Entrambe a capo di due associazioni che si occupano del prossimo e lo fanno con assoluta abnegazione: Rossella Murena, presidente dell’associazione clownterapist “Il Filo del Sorriso” e Antonio Pagliara presidente di C.I.S.A. (Coordinamento Italiano Sicurezza Ambientale “Protezione Civile”). Grazie a loro sono tanti i pacchi che con Franca scarichiamo dalla macchina: non solo i pannolini, ma anche omogenizzati, biscotti, pasta, latte e tanto altro ancora. Forse è solo una goccia in un oceano di bisogni, ma partecipare al dolore di chi scappa da casa da un giorno all’altro per via della guerra non sapendo se e quando potrà tornarci, è un gesto d’amore più che di generosità. Si intravedono lacrime di paura per i mariti, gli anziani e tutti quelli che son dovuti rimanere e quindi si cerca di far spazio a un pensiero leggero tra i tanti devastanti di preoccupazione. Qui conoscono persone generose come Carmine, Franca, Don Ivo, Rossella, Antonio e i loro gesti che valgono più di ogni propaganda e pubblicità, perché ogni gesto di attenzione verso il prossimo è un atto d'amore che circola e torna indietro, una vera testimonianza di vita.
L'AUTRICE. Cinzia Rizzetti

di Redazione 


 COMMENTI
  • Ida Anna Badanesi

    03/09/2022 ore 00:40:23

    Bella storia.Complimenti all'autrice che oltre ad essere dettagliata nel racconto,fa trasparire la sua partecipazione emotiva .Brava Cinzia ,finalmente qualcuno fa emergere un asoetto positivo di questa città e soprattutto dei suoi cittadini che sono in tanti ad essere generosi e disponibili con chi ha bisogno.
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