Il mio Mònde: diario di un viaggio tra cinema, memoria e passi condivisi
Partecipare a questa nona edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, con gli occhi spalancati e la mente intenta a imprimere ogni istante, annotando pensieri veloci sullo schermo del telefono, è stato un viaggio dentro me stessa.
Vivere questo festival non ha significato semplicemente coprire una rassegna di eventi, ma abitare uno spazio in cui le parole scritte, le immagini e i silenzi si sono fusi in un'unica, potentissima emozione collettiva.
Ho camminato tra i luoghi di una Foggia trasformata nel centro esatto della fantasia, dove ogni scatto, come quelli preziosi di Luciana Fredella e Monica Carbosiero, ha fermato nel tempo l'anima di un evento unico.
Tutto è iniziato sotto un cielo acceso da una luna quasi piena, tra le luci di una villa che inauguravano una notte in cui il silenzio si è fatto pura emozione. Lì ho assistito al miracolo magnetico di Kevin Spacey: prima ironico e generoso sul palco dell'Arena con Silvia Bizio, capace di farci sobbalzare evocando Frank Underwood o imitando splendidamente Marlon Brando, e poi nudo, autentico, nella verità dell'uomo. Ascoltare il suo racconto intimo sul buio degli ultimi nove anni, vederlo aggrapparsi all'affetto della gente come il tennista Roger Federer che trova la forza di rialzarsi dopo ogni caduta, mi ha lasciata sospesa in un rispetto sacro, prima di sciogliermi in quel boato di applausi.
Ma il cinema a Mònde sa anche farsi carne, ferita e riscatto civile. Seduta nell'Auditorium Santa Chiara, ho sentito il peso e la grazia della memoria collettiva attraverso i documentari che Toriello ha dedicato a Nicola Ciuffreda e Giovanbattista Tedesco. Lì ho lasciato il passo a una commozione profonda. Ascoltare i familiari dei testimoni di giustizia, sostenuti dalle voci di Libera, mi ha mostrato come il dolore possa smettere di essere una vicenda solitaria per farsi patrimonio di tutti. Ho annotato la fatica dei figli di Ciuffreda nel vivere in un "giorno eterno", e la forza straordinaria della moglie e del figlio di Tedesco, capaci di sconfiggere la tentazione di fuggire per restare a testimoniare nelle scuole, guidati da una carezza dello spirito che rifiuta la vendetta. In quel momento ho capito che pretendere la verità non significa guardare indietro, ma decidere quale aria respireranno i nostri territori domani.
Questa stessa spinta civile ha vibrato nella penultima serata al Teatro Giordano, fattosi scrigno di nuove storie grazie ai "Dialoghi di Cinema" di Silvia Bizio. Ho visto la platea emozionarsi per la consegna del Premio Speciale Maria Marcone a Margherita Buy. Nelle parole della nipote Daniela ho respirato il ricordo di Maria: intellettuale foggiana, instancabile custode di ideali e poetessa civile che ha saputo dare un nome al dolore e un volto alla speranza.
Subito dopo Buy ci ha regalato la sua raffinata autoironia, confessando come il suo film 'Volare" sia nato proprio dall'ansia del volo, una paura che le chiudeva le porte del mondo e che lei ha saputo trasformare in una commedia liberatoria, esorcizzandola nella bellezza della condivisione.
Poco dopo, lo stesso palco ha abbracciato Matthew Modine prima della proiezione del suo cult Birdy. Accompagnarlo nel racconto di quarant'anni di grande cinema, dal set di Full Metal Jacket fino al successo globale di Stranger Things, è stato un privilegio raro. Mi sono segnata le sue parole dure contro l'impatto degli algoritmi sulla creatività, tecnologie che impoveriscono l'intrattenimento.
Modine ha dichiarato il suo amore per l'Italia e per oasi intime come Mònde, luoghi dove l'artigianalità e le relazioni umane resistono ancora ai freddi calcoli di Hollywood.
In questo abbraccio tra storie e sguardi, ho capito che Mònde è proprio questo: un porto sicuro dove l'artigianato dell'anima vince ancora sulla tecnologia.
Il viaggio è diventato anche cammino interiore tra le mura di Palazzo Dogana, con la mostra fotografica "Racconti in cammino". Attraverso gli sguardi preziosi di Alfredo Ingino, Edmondo Di Loreto e Nicola Ritrovato, ho visto la transumanza, la devozione e i passi della città legarsi in un filo comune. Un percorso non solo fisico ma soprattutto intimo, legato ai momenti di frattura e cambiamento delle nostre vite, che usa simboli antichi come il pennacchio e la conchiglia per aprirsi a un respiro sempre più internazionale.
E ancora la pura meraviglia del teatro. La nostalgia giocosa di Maurizio Nichetti, che con la sua mimica surreale ci ha fatto ridere a crepapelle ricordandoci, in un silenzio quasi religioso, che la fantasia è l'ultima difesa della nostra libertà. E prima di lui l'energia travolgente di Terry Gilliam: un colosso che ha trasformato il Giordano in un viaggio caotico e anticonformista, giocando a nascondino dietro le quinte, imitando versi canini e accostando con ironia la nostra pianura della Capitanata alle atmosfere surreali del Mago di Oz. Una fiera e bellissima ribellione alle regole prestabilite.
Scrivere di questo festival è stato come raccogliere pezzi di storie per rimettere in piedi le nostre comunità. Tutto questo porta la firma di Luciano Toriello, direttore artistico e organizzatore: un uomo di poche parole ma di molti fatti, il creativo visionario che custodisce l'anima di Mònde e che ha compiuto un vero capolavoro culturale.
Ne esco arricchita, nella mia crescita professionale e personale, con la certezza che la cura collettiva della memoria sia l'unico modo per non voltarsi dall'altra parte. Questo è stato il mio Mònde: un incontro d'anima, di puro divertimento e di irrinunciabile umanità. (Cinzia Rizzetti)
I contenuti dei commenti rappresentano il punto di vista dell'autore, che se ne assume tutte le responsabilità. La redazione si riserva il diritto di conservare i dati identificativi, la data, l'ora e indirizzo IP al fine di consegnarli, dietro richiesta, alle autorità competenti. La Corte di Cassazione, Sezione V, con sentenza n. 44126 del 29.11.2011, nega la possibilità di estendere alle pubblicazioni on-line la disciplina penale prevista per le pubblicazioni cartacee. Nello specifico le testate giornalistiche online (e i rispettivi direttori) non sono responsabili per i commenti diffamatori pubblicati dai lettori poichè è "impossibile impedire preventivamente la pubblicazione di commenti diffamatori". Ciò premesso, la redazione comunque si riserva il diritto di rimuovere, senza preavviso, commenti diffamatori e/o calunniosi, volgari e/o lesivi, che contengano messaggi promozionali politici e/o pubblicitari, che utilizzino un linguaggio scurrile.Riproduzione Riservata.