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I saluti istituzionali più discussi della storia: la Calabrese va al convegno sui gender e si scatena il caos

L’assessore all’Istruzione accusata di ‘omofobia’

“Sono una mamma e come tale auspico che circa temi sensibili quali l’educazione alla sessualità e dell’affettività io possa ancora esercitare il mio diritto di mamma e di genitore, che in questo momento vedo fortemente minacciato da tutto quello che ci circonda, dal bombardamento mediatico che c’è intorno a noi. Per quanto riguarda il mio ruolo all’interno dell’istruzione è evidente che, in maniera più o meno sotterranea, e quasi senza che noi riusciamo a rendercene conto, alcune organizzazioni stanno tentando di infiltrare nel pensiero dei nostri figli l’idea che avere a cuore certi valori significhi essere discriminatori nei confronti di altri. Sono rimasta un po’ colpita dal titolo della manifestazione: io non voglio difendermi, io voglio poter esercitare il mio ruolo di genitore. Non posso pensare di dover delegare ad altri su questi temi la facoltà di dire ai miei figli quello che devono scegliere: la famiglia è il primo luogo deputato a questo”.

LA POLEMICA. Doveva essere un saluto istituzionale, si è trasformato in un caos: sta facendo discutere, infatti, l’intervento dell’assessore comunale all’Istruzione, Carla Calabrese, al convegno ‘La buona scuola: come difendersi dai gender?’, svoltosi lo scorso 5 febbraio nella Chiesa di Gesù e Maria, organizzato dai ‘Giuristi per la vita’, dal ‘Forum delle associazioni familiari’ e dalla ‘Polizia Nuova Forza Democratica’ e tenuto dall’avvocato Gianfranco Amato.

“LA CALABRESE SI DIMETTA”. Si accusa il Comune per aver concesso il patrocinio e c’è chi, come l’ex consigliere comunale Leonardo De Santis, ha chiesto addirittura le dimissioni dell’assessore: “Ad essere intollerabile - sottolinea De Santis, a nome dell’associazione Changes - è che l’assessore Calabrese, garante a livello comunale della scuola pubblica e laica, si schieri a sostegno di una crociata omofoba che non fa mistero di voler disattendere orientamenti educativi e pedagogici non discriminatori voluti dallo Stato e dalle agenzie pubbliche. “Diremmo la stessa cosa – prosegue - se l’assessore si opponesse alle campagne di donazione del sangue per simpatia verso i testimoni di Geova o se da islamica pretendesse libri di testo in cui si afferma che la carne di maiale è impura”.

“NON PUÒ STARE NELLA MIA STESSA CHIESA”. Si rivolge al vescovo, invece, Lia Azzarone, responsabile Organizzazione della segreteria provinciale del Partito Democratico di Capitanata: “Sono cattolica e non mi difendo da alcuno; non giudico chi ha orientamenti sessuali diversi dai miei; mi vergogno che una chiesa abbia ospitato una manifestazione volgarmente razzista”, denuncia La Azzarone. “Da cattolica e foggiana mi appello all’arcivescovo Vincenzo Pelvi affinché inviti i parroci della diocesi Foggia-Bovino a non utilizzare le chiese per svolgere incontri come quello organizzato lo scorso 5 febbraio nella parrocchia di Gesù e Maria. Iniziative che diffondono idee malsane, che alimentano il conflitto sociale, che strumentalizzano la fede cattolica. La buona scuola è quella che accoglie tutti ed educa al rispetto della diversità. I cattivi maestri sono quelli che insegnano a difendersi dai gender, dai ‘negri’, dagli zingari, dagli ebrei, dai meridionali, da chiunque non sia e non la pensi come loro. Questa gente non è degna di entrare nella stessa chiesa in cui entro io”.

LA DIFESA DI DE LEONARDIS. Non si è fatta attendere la reazione del Nuovo Centrodestra, il partito della Calabrese. “Sono sconcertato, e amareggiato, per la reazione scomposta e intrisa di intolleranza del Partito democratico – accusa il consigliere regionale, Giannicola De Leonardis -. Spingersi a intimare al vescovo di ‘vietare queste manifestazioni nelle chiese’ (l’incontro è invece avvenuto in un locale attiguo alla chiesa di Gesù e Maria, più volte concesso per analoghi utilizzi), definire vergognoso il patrocinio concesso dall’amministrazione comunale di Foggia e attaccare l’assessore Carla Calabrese colpevole di essere intervenuta in una manifestazione dove relatore d’eccezione era un noto giurista, vuol dire essere ostaggi dei peggiori pregiudizi e dell’ipocrisia di chi apparentemente manifesta attenzione e apertura ai mutamenti in corso nella società, ma di fatto vuole osteggiare e impedire l’espressione di un pensiero diverso dal suo. E giudica e condanna a prescindere, senza rendersi conto che le opinioni si formano attraverso il confronto e la partecipazione, non attraverso la prevaricazione e l’arroganza”.

di Redazione 


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