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Mancato riordino delle province, ecco cosa perde Foggia

L'analisi dello storico locale Salvatore Speranza

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L'analisi dello storico locale Salvatore Speranza, sul mancato accorpamento delle province.
 
Il decreto di riordino delle province non sarà convertito in legge e la causa di ciò va ricercata nella presa di distanza, successiva al ritorno in campo di Berlusconi, del Pdl dal Governo Monti. Infatti i pur numerosi intoppi, dovuti a proteste localistiche di un numero però minoritario di territori e a diverse imperfezioni presenti nel decreto, sarebbero stati superati se solo ci fosse stata la volontà politica dei tre partiti, Pdl, Pd ed Udc, della oramai ex maggioranza.
In ogni caso la mancata conversione del decreto rappresenta, dal mio punto di vista, un'occasione persa per la Capitanata. 
CONTRO IL “BARICENTRISMO”. In primo luogo il riordino avrebbe infatti potuto portare a correggere il criticato attuale equilibrio geopolitico pugliese, oggi sbilanciato verso il capoluogo, definito da alcuni “baricentrismo”, dando maggiore peso al nord ed al sud della Puglia. In particolare la creazione di una provincia Foggia-Bat, con più di un milione di abitanti (più di un quarto del totale pugliese) e prima in Italia per dimensione territoriale, avrebbe tolto la Capitanata dall'isolamento al quale, per responsabilità interne, in primis, sembra da alcuni decenni essere condannata ed avrebbe portato una ventata di novità e di freschezza nei nostri “ceti dominanti”, ancorati ad un modello incapace di creare sviluppo e di valorizzare le enormi risorse oggettivamente presenti nel nostro territorio.
In ogni caso la mancata conversione del decreto rappresenta, dal mio punto di vista, un'occasione persa per la Capitanata. 
CONTRO IL “BARICENTRISMO”. In primo luogo il riordino avrebbe infatti potuto portare a correggere il criticato attuale equilibrio geopolitico pugliese, oggi sbilanciato verso il capoluogo, definito da alcuni “baricentrismo”, dando maggiore peso al nord ed al sud della Puglia. In particolare la creazione di una provincia Foggia-Bat, con più di un milione di abitanti (più di un quarto del totale pugliese) e prima in Italia per dimensione territoriale, avrebbe tolto la Capitanata dall'isolamento al quale, per responsabilità interne, in primis, sembra da alcuni decenni essere condannata ed avrebbe portato una ventata di novità e di freschezza nei nostri “ceti dominanti”, ancorati ad un modello incapace di creare sviluppo e di valorizzare le enormi risorse oggettivamente presenti nel nostro territorio.
SCARSO INTERESSE. In secondo luogo, nonostante non si possano ovviamente dare responsabilità locali ad un mancato accordo nazionale, la vicenda ha costituito un'occasione persa per l'intera classe dirigente di Capitanata. A parte sparute eccezioni (come il Presidente di Confindustria Foggia) chi aveva un ruolo di primo piano, ed in particolare la politica, o ha taciuto, o ha parlato senza mostrare eccessiva convinzione, o, addirittura, si è lasciato andare a dichiarazioni “campanilistiche” prive di un qualsiasi orizzonte strategico, dimostrando nel complesso una totale incapacità di interpretare correttamente il punto di vista e le esigenze di rappresentanza della Capitanata. Anche l'opinione pubblica locale, a parte anche in questo caso le solite mosche bianche, è stata molto tiepida sulla questione non mostrando un reale interesse, probabilmente non riuscendo a comprendere la portata della posta in palio. Tutto questo avrebbe comportato, nel caso il riordino fosse passato, nel migliore dei casi una nuova provincia Foggia-Bat nata senza la benché minima consapevolezza delle potenzialità oppure, nel peggiore, una fuga, che era già cominciata con il referendum di Bisceglie, di molti dei dieci comuni della Bat verso Bari.
LE RESPONSABILITÀ. Poteva essere altrimenti? Altro poteva essere fatto? Certamente sì se si pensa a quanto avvenuto nel sud della Puglia, dove ogni giorno internet, le tv, i giornali erano quasi intasati da dichiarazioni, prese di posizioni, pareri, a volte anche campanilistici e provinciali è vero, che hanno consegnato alla vicenda il primo piano nella discussione quotidiana. E anche i risultati sono stati diversi. Dopo un'iniziale proposta di riordino, che prevedeva la nascita di una provincia Taranto-Brindisi e la conservazione della provincia di Lecce, la situazione è cambiata notevolmente in corso d'opera grazie all'intervento della politica e delle comunità locali. 17 comuni del brindisino su 19 (Fasano infatti aveva già scelto Bari), compreso il capoluogo, hanno scelto di optare per Lecce, decidendo di dar vita ad una nuova provincia, la Provincia Salento, mettendo in comune storie e tradizioni, ma anche risorse e punti di forza. Anche Taranto, nonostante stesse attraversando una delle peggiori crisi della sua storia, sulla questione ha avuto un sussulto di orgoglio e di dignità (molto simile a quello che ebbe dopo la seconda guerra mondiale la Capitanata guidata da Fioritto) provando a difendere con i denti la propria provincia, il proprio capoluogo, la propria identità.
LA SITUAZIONE ATTUALE. Quindi, volendo riassumere, la situazione di oggi: Bari ha mantenuto inalterata la propria centralità (e diventerà in ogni caso città metropolitana), Lecce e Brindisi hanno dato vita ad un progetto strategico che, come è stato ribadito in queste ore dai loro vertici istituzionali, non si fermerà e si concretizzerà in una nuova provincia se si dovesse, come sembra, riparlare di riordino tra qualche mese, la Bat e Taranto sono riuscite, per ora, a salvaguardare la loro provincia e a rinforzare le loro identità e hanno, in ogni caso, effettuato una seria riflessione sul loro ruolo in Puglia, e Foggia … già e Foggia?

di Redazione 


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