"Il Vuoto" al Museo Civico di Foggia, Jack Poliseno riflette “sull’apparenza a discapito della sostanza”
Il progetto dell’artista troiano
Da giovedì 14 a sabato 30 maggio la Sala Diomede del Museo Civico di Foggia accoglierà “IL VUOTO/the void. Riflessioni sull’apparenza a discapito della sostanza”, un progetto di Jack Poliseno che nasce come una riflessione intima e al tempo stesso collettiva su alcuni temi sociali che attraversano la contemporaneità e che l’artista originario di Troia vive in prima persona, ogni giorno. L’inaugurazione è in programma il 14 maggio alle ore 18 nella Sala Mazza del Museo Civico. I saluti istituzionali saranno portati dalla sindaca Maria Aida Episcopo, dall’assessora alla Cultura Alice Amatore e dalla presidente del Consiglio comunale Lia Azzarone. Modererà Carmela Di Miucci, presidente dell’associazione culturale Civic Lab che organizza la personale con il Comune di Foggia ed il Museo Civico.
TUTTO E SUBITO. ”La società si muove a una velocità sempre più incalzante – spiega l’artista – lasciando dietro di sé un vuoto profondo: un vuoto di conoscenza, di consapevolezza, di tempo dedicato all’esperienza. Tutto è concentrato sul ‘subito’, sul consumo rapido e superficiale, accantonando quella che un tempo era una necessaria ‘gavetta informativa’, fatta di attesa, ricerca e assimilazione. Il paradigma del ‘tutto e subito’ non concede spazio all’emozione, alla scoperta, alla sedimentazione dei concetti. Cultura, arte, relazioni sociali vengono vissute in modo frammentario, privati della possibilità di essere realmente compresi e interiorizzati”.
IL PROGETTO. Musica e cinema - linguaggi da sempre centrali nella sua ricerca - insieme alla dimensione della vita sociale contemporanea, diventano così i territori di indagine di questo progetto. Lo stile minimal che caratterizza da anni la sua poetica viene qui portato all’estremo: le opere si presentano come strutture essenziali, nelle quali la cornice diventa l’unico elemento fisicamente presente e simbolicamente portante, e rappresenta una società che privilegia l’apparenza, l’uniformità, la ripetizione, ma che si rivela fragile e priva di sostanza.
I COLORI. Così ogni opera segue uno schema rigoroso e identico: una cornice nera 40x40 cm che racchiude un’assenza: “È proprio in questo spazio vuoto che allo spettatore è richiesto un atto attivo: soffermarsi, osservare, immaginare, dare forma al tema suggerito e cogliere il messaggio silenzioso che l’artista affida allo sguardo di chi guarda” sottolinea Poliseno. I colori utilizzati sono il nero, che rappresenta l’oscurità, il “vuoto assoluto”, e il rosso, che richiama il sangue, metafora di una ferita che il vuoto ci lascia “dentro”, ed infine il bianco, ma è opzionale, perché ogni opera potrà adattarsi ad ogni tipo di sfondo, quindi il bianco rappresenta la neutralità.
DIFFICILE DA COLMARE. “Il Vuoto” si configura così come una riflessione profonda sull’apparenza a discapito della sostanza, un’indagine sul vuoto sociale ed emotivo che caratterizza il nostro tempo e che appare, oggi più che mai, sempre più difficile da colmare.
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