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Pasqua di lavoro per i volontari dell’Operazione Mato Grosso: a Foggia in quaranta per le missioni sulle Ande

Per il secondo anno consecutivo i volontari dell’Operazione Mato Grosso hanno organizzato un campo di lavoro a Foggia durante le festività pasquali, potendo contare, come base logistica, sulla parrocchia di San Michele.

MATO GROSSO. Il movimento, rivolto in particolar modo ai giovani, si prefigge di sostenere le numerose missioni presenti in Perù, Brasile, Ecuador e Bolivia (dove ragazzi ma anche famiglie e sacerdoti italiani decidono di trascorrere la loro vita tra i più dimenticati delle Ande) con i fondi procurati da lavori manuali come traslochi e imbiancature, giardinaggi e lavori agricoli, pulizie e verniciature. E’ quello che succede anche a Foggia da circa 15 anni, in cui i volontari sono stati apprezzati dalla cittadinanza non solo per i lavori ma anche per anche per varie iniziative di sensibilizzazione, tese a far conoscere l’esperienza diretta dei missionari.

IL CAMPO. Dal 2 al 6 aprile, dunque, sveglia presto e poi tutti al lavoro i quaranta giovani di varia provenienza. Oltre alla nutrita rappresentanza locale, infatti, erano presenti marchigiani, piemontesi, campani e, tra i pugliesi, anche alcuni volontari della provincia di Taranto. Tra i lavori, da segnalare l’imbiancatura di una parte esterna della scuola primaria “Giacomo Leopardi”, la potatura di due uliveti in zona Salice, in vista della raccolta di novembre e la sistemazione dell’orto che, nei mesi futuri, fornirà pomodori, zucchine, melanzane e peperoni da vendere sia al dettaglio che in conserve.

TRA I TALIA E PERU’. Oltre alla parte fisica e alla partecipazione alle liturgie pasquali (per i credenti), il campo è stata anche l’occasione per ascoltare una giovane coppia, Valentina e Fernando (lei foggiana, lui peruviano) che, dopo essersi sposati, partirono nel 2013 per il bisogno della missione di Quivilla e da poche settimane tornarono in Italia, con la volontà di continuare a dare il loro contributo da qui: con il supporto fotografico hanno raccontato i loro due anni, praticamente e umanamente.

I PARTENTI. Ma cosa spinge tanti ragazzi a regalare il proprio tempo libero per dei poveri che spesso non conoscono? Solo un senso di giustizia e solidarietà? “Per me è fondamentale trasmettere ai più giovani un modo diverso di stare insieme” spiega Cristina, 26 anni e a giugno diretta in Perù (mentre Michele, l’altro partente foggiano, andrà in Brasile), “basato su qualcosa di prezioso, il dare gratuitamente. Siamo sempre pronti a ricevere, a pretendere, anche nella vita quotidiana: una prospettiva diversa può aiutare”.

Di Andrea La Porta

di Redazione 


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