Pietro Grasso, la vita da magistrato contro la mafia in graphic novel
Pietro Grasso ha iniziato la sua carriera come magistrato. Sin da piccolo, in età
scolare, aveva già ben in mente quello che avrebbe voluto fare nella vita: il
magistrato. È stato Procuratore della Repubblica di Palermo dal 1999 al 2005 e da
magistrato ha affrontato Cosa nostra e le sue diramazioni nella politica, nella società,
nell’economia. In seguito è stato giudice a latere del Maxiprocesso, quello del pool
antimafia Falcone, Borsellino, Guarnotta e Di Lello. In quell’occasione si riuscì a
dimostrare in un’aula di Corte di Assise l’esistenza della mafia. Migliaia gli arresti
sotto la sua Procura, tra cui quello eccellente di Bernardo Provenzano, il capo della
mafia latitante da decenni. Centinaia le condanne, inclusi numerosi ergastoli di
mafiosi siciliani e arresti eccellenti di latitanti.
Dopo il suo ritiro dalla magistratura, Grasso è entrato in politica. È stato eletto
senatore e successivamente Presidente del Senato della Repubblica, carica che ha
ricoperto fino al 2018.
È spesso impegnato in iniziative di divulgazione nelle scuole, con l'obiettivo di
parlare di legalità e lotta alla mafia ai giovani.
LA PRESENTAZIONE. A Vieste per presentare il suo ultimo
libro, il graphic novel "Da che parte stai? - Tutti siamo chiamati a scegliere" che ha
scritto con Ale Pasquini, con la sceneggiatura di Emiliano Pagani e le tavole illustrate
di Loris De Marco.
Racconta la storia attraverso lo sguardo di un adolescente e ripercorre i momenti cruciali della lotta alla mafia in Italia,
intrecciandola con le esperienze personali. Uno strumento di riflessione e
sensibilizzazione verso le nuove generazioni per promuovere una presa di coscienza e
la conseguente scelta di vita: da che parte stare.
Cominciando proprio dal titolo del libro “Da che parte stare?” il giudice afferma una
necessità quasi scontata per uno che è stato sempre in prima linea nella lotta
all’illegalità: «È chiaro che bisogna stare dalla parte della legalità, dalla parte della
giustizia e della ricerca della verità. Una necessità condivisa da tutti i cittadini, la
legalità non può essere l’eroismo di pochi». Poi entra nello specifico del discorso: «La mafia è tutt’altro che debellata, ha cambiato però forma, ha una diversa strategia
meno violenta. Gli omicidi mafiosi sono diminuiti visibilmente, in questo modo cerca
di mimetizzarsi cercando di far passare l’idea di una sua sconfitta definitiva. Si è
invece riciclata inquinando l’economia del paese con il riciclaggio e le estorsioni e
usando le nuove tecnologie navigando e operando attraverso il “deep web” o il
“dark web”».
LA QUARTA MAFIA. Come in precedenza Gratteri e Ranucci sulla quarta mafia del foggiano e sulla mafia
garganica, Grasso è della stessa idea di essere in presenza di una mafia autoctona in
“una fase primordiale e predatoria”.
La figura del magistrato non prescinde dallo scrittore e ci spostiamo dunque sul
progetto editoriale. Il suo ultimo libro strizza l’occhio alle nuove generazioni con il
linguaggio del romanzo grafico.
«Il fumetto ha una potenza enorme perché unisce le immagini alle parole, ai
messaggi. Uno strumento più efficace per arrivare ai ragazzi. — confessa —. È una
storia vista con gli occhi di un quattordicenne, com’era mio figlio all’epoca dei fatti
narrati, vittima indiretta del lavoro del padre».
È chiaro ed esplicito il riferimento al Maxiprocesso, alla “latitanza” forzata del
magistrato rispetto alla famiglia in quel delicato momento storico, alla presenza
necessaria degli uomini della scorta.
I GIOVANI E I SOCIAL. Parlando ancora di giovani si affronta il problema della mitizzazione del personaggio
criminale e del ruolo propulsivo e imitativo della criminalità, Grasso mette in risalto
come l’uso dei social abbia aumentato l'estensione del fenomeno.
Con un giro di boa chiediamo se quelli che incontra sono invece ricettivi e sensibili al
tema della legalità
«Bisogna vedere come gli viene prospettato. Se glielo prospetti in maniera seriosa, è
difficile che possa avere presa. Discorso diverso se glielo presenti così con un
fumetto oppure facendo vivere quei personaggi che al contrario dei miti negativi,
vengono rappresentati come eroi, penso a Falcone e Borsellino, a cui i cittadini
hanno delegato la sicurezza del Paese e la sconfitta della criminalità — al loro
ricordo la voce assume un tono riguardoso, quasi tenero — delle persone da imitare e
delle guide da seguire. Solo imitando loro si possono sconfiggere questi fenomeni».
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. In ultimo si ritorna su un tema di grande attualità e che fa molto discutere: la riforma
della giustizia e la separazione delle carriere. All’ex magistrato si chiede un parere
che lapidario chiude la discussione sul nascere: «Mi sono espresso più volte in merito,
ritengo che sia una riforma ipocrita, inutile, dannosa e costosa. Può bastare?», schiettamente sorride.
ALESSIO PASQUINI, GIORNALISTA E SCRITTORE TRA IMPEGNO E INFORMAZIONE. Alessio Pasquini è un giornalista pubblicista. Si è sempre dedicato a temi di sensibilizzazione sociale con progetti dedicati alla legalità, alla prevenzione del bullismo, alla Costituzione. Ha conosciuto l’allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso lavorando con la Fondazione Giovanni Falcone. Per circa cinque anni è stato portavoce del presidente del Senato. In precedenza ha pubblicato come coautore con Pietro Grasso il libro “Per questo mi chiamo Giovanni”. È direttore generale della Fondazione Scintille di futuro.
Il libro nasce dalla domanda che si è fatto insieme allo sceneggiatore Emiliano Pagani su come fare ad arrivare attualmente a un pubblico giovane: «Come facciamo ad arrivare oggi nel 2025, a ragazzi e ragazze che non solo erano nati ma forse sono figli di genitori non ancora nati nel ’92?». La domanda trova risposta in un progetto innovativo e coinvolgente dall’immediato impatto visivo come quello di un graphic novel. «Abbiamo immaginato di prendere il punto di vista di un quattordicenne, — rivela — l’età del lettore ideale. Di raccontare un pezzo importante della storia del Paese e della storia di Pietro Grasso attraverso gli occhi di un ragazzo, immerso in una famiglia, in un contesto dove attorno succedono cose importantissime che ricordiamo tutti». Una storia a fumetti che ripercorre passo dopo passo un periodo storico importante della lotta alla mafia con un’azione giudiziaria mai immaginata prima, il maxiprocesso a cosa nostra con i risvolti umani, personali e sociali che ne derivarono sulle persone coinvolte.
LORIS DE MARCO, ARTE DI RACCONTARE STORIE PER IMMAGINI. L’artista Loris De Marco, dà il suo notevole contributo per il libro con l’arte del fumetto. Nasce a Milano, frequenta il Liceo Artistico e successivamente la Scuola del Fumetto della stessa città. Ha collaborato come illustratore per Mondadori e Rizzoli e ancora collabora con prestigiose aziende per la realizzazione di illustrazioni, storyboard e concept. Sua “La banda del Pallone”, trilogia di fumetti edita da Tunuè. «Quando ho avuto l’opportunità di avere tra le mani il progetto, ho semplicemente portato quella che è la mia conoscenza, il mio lavoro al servizio del fumetto, alzando il target di riferimento parlando a un pubblico più adulto rispetto ai miei lettori. La tematica è stata interessante da gestire perché era importante sensibilizzare una nuova generazione che non hanno conosciuto quel periodo storico».
L’artista si addentra poi nel lavoro tecnico, nelle scelte di tratti e colori che potessero risultare attraenti. Un lavoro corale che invita alla riflessione dunque, che si distingue per la sua capacità di affrontare temi importanti e non si limita a raccontare fatti storici in maniera didascalica, ma coinvolge e invita ad approfondire l’argomento. (Cinzia Rizzetti)
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