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Fu la prima a firmarsi “la giudice” in una sentenza: Paola Di Nicola Travaglini a Foggia con il suo libro

“Era tanto un bravo ragazzo”

È stata la prima, in Italia, a firmare una sentenza con l’articolo determinativo femminile: la giudice. Ed è sicuramente tra le voci più autorevoli quando si parla di femminicidio e violenza di genere, come conferma la carica di consulenza che ricopre presso la Commissione al Senato che si occupa della materia.

L’EVENTO. Mercoledì 14 ottobre, alle ore 18.30, Paola Di Nicola Travaglini presenta il suo nuovissimo libro dal titolo “Era tanto un bravo ragazzo” (HarperCollins, 2026) negli spazi della libreria Ubik di Foggia, in un momento storico nazionale nel quale è più che mai urgente affrontare questi temi. Un libro che affronta gli stereotipi striscianti dell’immaginario comune, come conferma l’emblematico sottotitolo: “Strumenti per riconoscere e sradicare la violenza maschile contro le donne nei gesti quotidiani”. A conversare con la giudice e autrice ci sarà Franca Dente, presidente dell’associazione Impegno Donna.

SIGNORINA. Stereotipi striscianti che spesso sfuggono, o si finge di non vedere o sentire. Oppure, come spiega l’autrice, risultano acquisiti da una pratica quotidiana insana che ha finito per legittimarne l’esistenza, come quel “Signorina” che ha una valenza ben più pesante di quanto non sembri. “Con questo appellativo – specifica la giudice – si chiamano tutte le donne, dalle cameriere dei ristoranti alle docenti universitarie. Il maschile non esiste. Serve a ricondurre ogni donna al legame con un uomo, perché da sola non vale”.

FORME SOMMERSE DI PATRIARCATO. Con lo sguardo limpido e fermo di chi da anni osserva questi meccanismi nei tribunali e nella società, nel suo libro Paola Di Nicola Travaglini attraversa le forme manifeste e sommerse del patriarcato, illustra gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare le ramificazioni di quel seme malato piantato nella nostra cultura, i cui frutti avvelenano la vita delle donne, mostrando come il controllo si inscriva nei linguaggi, nell’occupazione dello spazio, nelle relazioni, fino a farsi violenza psicologica e fisica.

LEGGE SUL FEMMINICIDIO. Il sospetto, stando al libro “Era tanto un bravo ragazzo”, è che neanche mediante il supporto di leggi ad hoc si riesca a riequilibrare il gap di genere attualmente presente in Italia. “La legge sul femminicidio – interviene in merito la giudice – è una delle più potenti approvate dal nostro Paese, come quella che ha riconosciuto l’associazione di tipo mafioso. Chi non vuole nominare il femminicidio, che ha una storia di 4000 anni, è paragonabile a chi diceva che la mafia non esiste. Nominare o meno è una scelta e il femminicidio è un delitto di potere maschile, definirlo lo esplicita. I dati minimali corrispondono alla mancata formazione di chi deve riconoscere i femminicidi”.

NOMINARE LA RADICE DELLA VIOLENZA MASCHILE. Tra dati, esperienza e responsabilità collettiva, il libro di Paola Di Nicola Travaglini invita a cambiare sguardo, a riconoscere ciò che per troppo tempo è stato considerato normale, inevitabile, perfino invisibile. E a nominare finalmente, senza reticenze, la radice culturale della violenza maschile.

di Redazione 


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