“Processo Baccus”: la Cassazione conferma le condanne per usura
La soddisfazione della Fondazione Buon Samaritano
La Suprema Corte di Cassazione, nell’udienza dello scorso 30 giugno relativa al cosiddetto “Processo
Baccus”, ha confermato le condanne per il reato di usura a Cesare Antoniello (anni 5 e mesi 6 di
reclusione) e Vito Bruno Lanza (anni 2 e mesi 8 di reclusione) disposte dalla Corte di Appello di Bari
nell’ottobre del 2025.
IL PROCESSO. La terza sezione della Corte di Appello, difatti, mediante una rinnovazione dell’attività
istruttoria, era pervenuta ad una sentenza di condanna degli imputati ritenendo acquisibili ed
utilizzabili, ex art. 500 comma IV c.p.p., ai fini decisori le dichiarazioni accusatorie rese in sede
investigativa dalle parti offese, poi minacciate e intimidite al punto da essere costrette a ritrattare
dinnanzi al Tribunale.
Anche in questa circostanza la Fondazione Buon Samaritano non ha esitato a costituirsi parte
civile a fianco delle vittime del grave reato di usura sin nella fase iniziale del processo e ha
seguito, attraverso il proprio difensore e procuratore speciale, l’avv. Enrico Rando, anche le fasi
tenutesi dinnanzi i Giudici della Corte di Cassazione.
IL RUOLO. La Fondazione antiusura “Buon Samaritano”, esprime un sentito ringraziamento agli inquirenti
ed alle istituzioni tutte per l’impegno profuso nella loro attività legata ad una vicenda giudiziaria
che è stata sottoposta nel corso degli anni al vaglio di due gradi di giudizio di appello e due gradi di
giudizio in sede di legittimità (Cassazione). "L’esito del processo 'Baccus' - evidenziano dalla Fondazione - testimonia ancora una volta il sostegno dello Stato e delle sue
espressioni territoriali, quali la Fondazione 'Buon Samaritano', verso coloro che sono vittime di un
reato, quale quello di usura, che fa leva sulla disperazione delle persone in difficoltà o in stato di
bisogno, per poi spogliarle di ogni avere, anche della loro dignità.
La tutela della Fondazione antiusura, finanche nelle aule di giustizia, rappresenta un obiettivo,
tanto più arduo nei casi di intimidazione e violenza, quanto più meritevole proprio per la
salvaguardia della dignità umana nella sua dimensione sociale".
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