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Renzi a Foggia a caccia dei "Sì" degli indecisi, ma anche dei 5 Stelle e dei forzisti: "La partita costituzionale si gioca per il Sud"

Matteo Renzi fa la sua entrata trionfale sul palco del Giordano acclamato da una platea, per la maggior parte di fedelissimi del suo partito, amministratori, dirigenti, iscritti del Pd mentre fuori dal Giordano è tutto tranquillo o quasi, nonostante il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine.

FLEBILE PROTESTA FUORI DAL TEATRO. La protesta del fronte del “No” al referendum costituzionale è presa in carica, infatti, da uno sparuto gruppo di militanti di destra mentre gli antagonisti dei centri sociali disertano l’appuntamento preferendo lo stadio "Zaccheria", la partita del Foggia (questo il promemoria ironico lasciato nel pomeriggio davanti alla sede cittadina del Pd, LEGGI QUI) di scena in contemporanea con il comizio del Presidente del Consiglio.
Il resto è costituito da liberi cittadini, forse quella grande fetta di indecisi che il Premier punta a convincere sul “Sì”, e che assistono al suo discorso davanti allo schermo allestito in piazza Cesare Battisti per l’occasione.

LA CAPTATIO BENEVOLENTIAE. Proprio sul Foggia Calcio Matteo Renzi avvia la sua indiscutibile arte oratoria con una captatio benevolentiae che pone l’intervento del Presidente del Consiglio su un tappeto morbido di consensi, almeno tra i presenti in sala: “Mi dicono che c’è la partita del Foggia in questo momento, cercherò di essere più breve possibile in modo da lasciarvi assistere almeno al secondo tempo del match, so che se il Foggia vince stasera sale in vetta alla classifica”.

L'INTRO SU EUROPA E SUD. Subito dopo il Premier, pian pian avvicinandosi alle tematiche del referendum, continua ad aggraziarsi la platea di foggiani affrontando argomenti di carattere generale che riguardano il Sud e che gli danno modo di tirare le prime stoccate ai suoi avversari politici del fronte del “No”, tra battute ironiche e imitazioni degne di un grande “one man show”: così Salvini diventa un soggetto che odia l’Unione europea tutti i giorni tranne il 27 del mese, quando riscuote lo stipendio da europarlamentare, e la sua Lega un partito che invece di “voler aiutare gli immigrati a casa loro, come ha sempre sostenuto, in Africa ci è andato a portare soldi e diamanti di cassa, mentre gli accordi sulle cooperazioni internazionali sono stati fatti dal Pd al Governo”.
Così l’Europa per Renzi “deve parlare più di sociale, di studenti, di famiglie, non solo di banche e di finanza: ecco perché non permetterò che alcuni stati europei alzino i muri dell’intolleranza con i soldi dell’Unione, che sono anche soldi nostri, ecco perché vorrei che i soldi per rimettere a posto le nostre scuole fossero utilizzabili al di là del Patto di stabilità, perché la stabilità dei nostri figli conta molto di più di quella della burocrazia, così come va rilanciato l’immenso potenziale dell’agricoltura del Sud e del vero prodotto italiano e va, tra le priorità, risolto il problema idrogeologico che attanaglia buona parte dei nostri territori”.

LA RIFORMA COSTITUZIONALE E I SUOI DETRATTORI. Poi entra nel vivo della riforma costituzionale non senza tirare altre frecciate ai suoi detrattori mettendone in evidenza le falle, da Berlusconi alla Magistratura democratica, da Monti a Salvini, da Vendola a La Russa, da D’Alema a Bebbe Grillo, “tutta gente che non ha nulla in comune se non l’obiettivo di remare contro il sottoscritto: devo dedurre di essere più bravo di Maria De Filippi a riconciliare la coppie scoppiate”, ha scherzato Renzi.
"Tutti politici la maggior parte dei quali criticano una riforma - auspicata dai più grandi padri della Repubblica degli ultimi decenni - senza aver mosso un dito per cambiare le cose quando erano loro al Governo. Quella che io ho definito un’'accozzaglia' e me ne scuso, e che ora definisco, in modo più politicamente corretto, 'coesa coalizione tesa al Governo istituzionale attraverso il fronte del ‘No’”, ha chiosato il Presidente del Consiglio.

A CACCIA DI "Sì". Che poi è andato a caccia dei “Sì” dei 5 stelle come dei forzisti, cercandoli in platea (mosche bianche a dire il vero), parlando direttemente con loro e ricordando le incoerenze dei loro leader, da “Berlusconi che, proprio lui, rema per il 'No' temendo il rischio di un unico uomo al comando, a Beppe Grillo, uno che sfasciava le tv durante i suoi spettacoli da comico, che ora è a capo di un blog e che permette che i fitti delle case dei suoi associati e del suo staff comunicazione vangano pagati con i soldi pubblici del Senato”.

LE RAGIONI DELLA RIFORMA "PER IL SUD". Ecco perché per Renzi è importante votare “Sì”: “per ridurre gli sprechi di denaro dell’attuale assetto costituzionale, alleggerendo i costi del Senato e diminuendo il numero dei parlamentari; per eliminare un organo inutile come il Cnel, che ci è costato 1 miliardo di euro in tutto questo tempo senza mai funzionare; per riaccentrare temi importantissimi quali le politiche del Lavoro e della Sanità nelle mani del Governo, affinché non ci siano più discrepanze, dettate dalle autonomie, tra le Regioni, affinché i giovani, i cittadini del Sud tornino ad avere le stesse possibilità, le stesse opportunità di quelli del Nord”.

"SI SCELGA TRA IL 'Sì' E IL 'MAI' AL CAMBIAMENTO". “E’ una partita che dobbiamo giocare insieme – ha concluso il Premier - consapevoli del fatto che il 4 dicembre la scelta sarà tra il ‘Sì’ e il ‘Mai’ al cambiamento".
Il resto è pure e semplice acclamazione, con i selfie di rito del Presidente sceso dal palco a fine comizio, soffocato, ma sorridente, dalla sua schiera di fedelissimi sotto le note di Jovanotti.

di Fabrizio Sereno


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