“Santa Pazienza”, alla Creo Gallery la mostra personale di Angelo Pantaleo
Domenica 1 febbraio alle ore 11.00 presso la Creo Gallery (via Lustro 3 - Foggia) sarà inaugurata la mostra “Santa Pazienza” di Angelo Pantaleo.
LA MOSTRA. “Dopo anni dedicati alla promozione e alla curatela di artisti contemporanei, Angelo Pantaleo torna a esporsi in prima persona, riaffermando la propria urgenza creativa con Santa Pazienza, un progetto che coincide simbolicamente con la ricorrenza del suo genetliaco. Un ritorno - scrive Sergio Imperio - non celebrativo ma necessario, che prende la forma di un itinerario artistico intenso e rigoroso, radicato nel contesto di
Foggia e della sua scena di arte contemporanea.
La mostra segna una nuova fase del percorso dell’artista: un confronto diretto con il corpo, il segno e ciò che resta dell’identità quando viene privata di ogni funzione narrativa. Con Santa Pazienza, Pantaleo invita lo spettatore a un’esperienza fisica e concettuale insieme, dove la materia prende il posto del racconto e la presenza si afferma attraverso la sottrazione”.
IL PERCORSO. “Nel progetto prende forma - prosegue la nota di presentazione - un percorso artistico radicale che interroga il corpo e l’identità attraverso la sottrazione. Le opere presentano figure ridotte all’essenziale, private del volto e dunque sottratte a ogni riconoscibilità. Non c’è narrazione del soggetto, ma esposizione della materia: il corpo emerge come deposito di esperienza, superficie ferita e stratificata che resiste alla cancellazione.
Il bianco che ricopre le figure — tra gesso, tessuto e pelle medicata — non è mai neutro. È il
risultato di un processo di consumo e cura insieme, una pelle attraversata da pieghe, strappi,
increspature che registrano contatti avvenuti e perduti. Il corpo diventa archivio tattile, luogo di
tracce più che di simboli. Le forme e i segni introducono una tensione costante tra equilibrio e
precarietà. Le opere concentrano il peso della presenza e obbligano l’osservatore a un confronto
fisico, non empatico. Non frammento archeologico né trofeo, ma relitto contemporaneo, ciò che
resta dopo l’erosione dell’identità. Accanto alle sculture, il lavoro su carta amplifica questa ricerca
attraverso un accumulo ossessivo di teste disegnate. Il bianco del foglio è campo vulnerabile,
aggredito da un nero che graffia, insiste, cancella. Non sono ritratti, ma tentativi reiterati: il segno
non rappresenta, consuma. L’identità si frammenta, si ripete, si perde, mentre il disegno diventa atto
mnemonico insistente e insieme necessario. In Santa Pazienza la figura nasce solo per essere messa
in discussione.
Il corpo non comunica, ma insiste. Anche senza volto, anche senza nome, continua a dire che
qualcosa è stato e ha lasciato peso.
Santa Pazienza è un atto di resistenza silenziosa. Non offre risposte né consolazioni, ma afferma
una presenza che non arretra. È la dichiarazione ostinata dell’esserci ancora, sempre, anche quando
il segno sembra consumarsi. Il corpo, ridotto a resto e traccia, continua a occupare lo spazio e il
tempo, a pesare. In questa persistenza priva di retorica - conclude Sergio Imperio - si concentra il senso ultimo del lavoro di
Angelo Pantaleo: non la rappresentazione di un’identità, ma la sua tenace sopravvivenza.
Essere, nonostante tutto. Restare”.
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