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Più slow che park, in viale Manfredi partenza a rilento "in attesa dell'estate"

L'effetto novità non ha (ancora) funzionato. A un mese esatto dall'inaugurazione del 5 dicembre, infatti, lo Slow Park resta un oggetto misterioso. A parte il fine settimana dell'apertura e qualche lampo a ridosso di Natale - con laboratori ed eventi a tema -, nella struttura in via Manfredi si registra un bilancio iniziale tutt'altro che positivo. Ovviamente, l'avventura firmata Consorzio Oltre è appena partita, pertanto c'è tutto il tempo per correttivi, cambiamenti e maggiore coinvolgimento della cittadinanza. Ma l'auspicio, che deve fare rima con impegno, è che le difficoltà di un avvio in una stagione fredda vengano superate brillantemente, evitando però quello che è un ritornello fisso in via Manfredi: "Poi in estate funzionerà...".Perchè di tempo, fino alla stagione estiva, ne passerà tanto. E vivere nell'attesa di un qualcosa che funzionerà più avanti potrebbe essere deleterio per il presente.

IL POLO. La struttura, infatti, ha preso alla lettera il proprio nome e l'avvio è stato particolarmente 'slow'. Lento. Con poche proposte - concentrate soprattutto nel weekend o nei festivi -, una comunicazione finora poco impattante ma, soprattutto, un progetto senza una vera anima. Quello che si presenta come "un nuovo polo di attrazione e di aggregazione, ispirato ai dettami dell'economia circolare e della sostenibilità con una food area di prodotti di qualità a km 0", finora è stato semplicemente un polo di aggregazione a tavola. E anche la confusione di tanti - che continuano erroneamente a chiamarlo Slow Food - fa comprendere come l'unico messaggio trasmesso sia che in quell'area attorno al Terminal bus si mangia soltanto. Non sempre, tra l'altro, perchè diverse attività commerciali aderenti, hanno già deciso per aperture solo in alcuni giorni, solo in alcune fasce orarie. E allora, se - com'è avvenuto a tanti che si sono recati in via Manfredi - arrivo allo Slow Park e trovo chiusi i chioschi e non c'è alcuna attività, perchè dovrei frequentarlo? E' questa la domanda che ci si deve porre subito, in maniera pressante, senza attendere l'estate. Anche perchè, se le condizioni meteo sono ora avverse soprattutto nelle ore pomeridiane e serali, d'estate il limite sarà nelle lunghe ore prima del buio, quando il caldo potrebbe paralizzare le attività. 

OCCASIONE DA NON SCIUPARE. All'animazione e a un maggior seguito potranno contribuire senz'altro le associazioni, attraverso iniziative legate al Terzo Settore e al sociale, ma con la stazione a poche centinaia di metri sarà necessario anche catturare l'attenzione e la curiosità di fuorisede, pendolari, viaggiatori. Per farlo, però, è necessario, sin da subito, un cambio di marcia. Lo Slow Park, al momento, non ha una propria identità, una propria anima. Non è (ancora) aggregativo. Farlo vivere, anche attraverso il supporto e il sostegno dell'intera cittadinanza, dell'Amministrazione comunale e delle associazioni di categoria, dovrà essere una missione per il 2026. Perchè il rischio è che una splendida opportunità si possa tramutare in un'occasione sciupata, a maggior ragione in un Quartiere Ferrovia, che soffre ormai della diffidenza di tanti al solo pensiero di raggiungerlo. E, piuttosto che ricercare le responsabilità 'dopo', si è assolutamente in tempo per trovare le soluzioni, 'prima'.  Lo Slow Park può rappresentare una ricchezza per Foggia e per il Quartiere Ferrovia, non dilapidiamola. Ora, non in estate.  

di Redazione 


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