Torretta Antonacci, bracciante muore nell’auto per rifugiarsi dal freddo. È USB: “È omicidio di Stato”
La denuncia del sindacato dopo l’ennesimo decesso nell’insediamento
Un bracciante di soli 38 anni, Mamadou Sey è stato trovato morto in un’auto parcheggiata nell’insediamento dei braccianti di Torretta Antonacci. Le cause del decesso sono ancora da accertare, è probabile che il giovane si sia rifugiato all’interno dell’abitacolo per proteggersi dal freddo.
LA DENUNCIA. Si tratta dell’ennesimo decesso dei lavoratori agricoli impiegati nei campi del Foggiano e costretti a vivere in condizioni disumane. Duro il sindacato Usb: “Dopo anni di denunce, manifestazioni, incontri e promesse ci troviamo ancora a piangere l’ennesima morte annunciata, la morte di una persona, un lavoratore, un fratello, un figlio, un amico, ucciso delle politiche razziste e marginalizzanti portate avanti da questo governo e dalle sue rappresentanze territoriali nei confronti delle persone migranti. Mamadou è stato trovato morto in un'auto parcheggiata nell'insediamento dei braccianti di Torretta Antonacci. Le cause del decesso sono ancora da accertare, ma per noi è chiaro: si tratta di un omicidio di Stato. Il nome di Mamadou si aggiunge ad una lista già fin troppo lunga e che tuttavia non accenna a volersi interrompere di morti di Stato nei ghetti del foggiano. Morti che riaccendono l’attenzione sulle vergognose condizioni di vita e lavoro in cui sono relegati migliaia di lavoratori, considerati esclusivamente come mano d’opera e non come esseri umani”.
TRA FONDI PERSI E BUROCRAZIA. La denuncia dell’Unione sindacale di base si sofferma sui fondi PNRR persi e sulle procedure burocratiche difficoltose per l’ottenimento dei documenti. “Un governo che decide di lasciare nel freddo e nel fango migliaia di lavoratori agricoli, un governo che ha letteralmente buttato dalla finestra i 200 milioni di euro che l'Unione Europea aveva inviato tramite il PNRR per il superamento delle baraccopoli dei braccianti nel Sud Italia, come altro chiamarlo se non governo assassino?” si domanda l’USB. “Quei fondi avrebbero dovuto dare una casa a Mamadou e a migliaia di lavoratori come lui. Invece sono stati sprecati, dispersi e nella maggior parte oramai non utilizzati. Mamadou Sey, 38 anni, ha vissuto per anni in uno stato di precarietà giuridica ed esistenziale, uno stato di precarietà che negli ultimi anni ha colpito sempre più persone a causa delle politiche razziste ed escludenti di questo governo, rese ancor più ostili dalla sistematica negazione dei diritti più basilari operata quotidianamente dagli operatori degli uffici governativi presenti sul territorio di Foggia. Per anni si è scontrato con le violazioni operate dalle questure per il rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, che sistematicamente richiedono documentazione non necessaria per rendere più complesso il rinnovo del permesso di soggiorno anche per chi ne avrebbe diritto, gettando nell’irregolarità migliaia di persone. Violazioni che da anni denunciamo e che tuttavia continuano a persistere. Violazioni sistematiche della normativa in materia di protezione internazionale che abbiamo denunciato meno di un mese fa, con una lettera indirizzata a Questura e Prefettura di Foggia e che ad oggi è rimasta senza risposta. È l’ennesima morte annunciata, vittima di un sistema di discriminazione sistematico mascherato da burocrazia, che nega dignità e trasforma esseri umani in fantasmi senza diritti”.
LA PROTESTA. Il sindacato annuncia, dunque, una manifestazione di protesta per giovedì 29 gennaio: “Questo assassinio grida vendetta contro il razzismo istituzionale, la discriminazione e lo sfruttamento che caratterizzano il sistema del lavoro agricolo nelle campagne foggiane. Per questo giovedì 29 gennaio una delegazione degli abitanti di Torretta si recherà davanti alla Prefettura di Foggia per chiedere un incontro con il Prefetto. Vogliamo risposte concrete. Pretendiamo rispetto e dignità. Siamo lavoratori, non carne da macello. Per Mamadou e perché questa strage infinita nelle campagne foggiane abbia finalmente termine. Le nostre richieste sono chiare e non negoziabili: - casa per tutti i lavoratori agricoli; - lavoro dignitoso e regolare; - documenti per tutti e rispetto della normativa in materia di protezione internazionale da parte della Questura; - Proroga e Utilizzo immediato dei fondi PNRR destinati al superamento delle baraccopoli; - Fine dello sfruttamento e del caporalato
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