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Una rapina finita male: fermati i presunti autori dell'omicidio di Matteo Di Bari

Sono tre manfredoniani di 20 e 30 anni

Sono tre ragazzi di Manfredonia, hanno tra i 20 ed i 30 anni, e sono ritenuti i presunti autori dell’omicidio di Matteo di Bari, l’uomo trovato cadavere nel suo garage. Era il 6 novembre e a scoprire il corpo senza vita dell’uomo – trovato incaprettato e imbavagliato con del nastro isolante – fu una sua parente. Per arrivare alla “quadratura del cerchio” di questo caso, gli agenti del commissariato della città sipontina e della squadra mobile di Foggia hanno iniziato a scavare nel passato dell’uomo, apparso sin da subito senza scheletri nell’armadio. Celibe, senza figli, abbastanza facoltoso, nessun problema con la giustizia: il quadro che si andava via via delineando indirizzava sempre più le indagini nella direzione di una rapina finita male. Per gli inquirenti, infatti, Di Bari è stato barbaramente ucciso per un “bottino” di settecento euro, una catenina d'oro e un fusto di gasolio.
LE INDAGINI, coordinate dal sostituto procuratore foggiano Rosa Pensa, si sono concentrate su un ventenne incensurato -  Leonardo Salvemini – che nell’ultimo periodo aveva avuto modo di conoscere e frequentare con una certa assiduità Di Bari e la sua abitazione. Il giovane era solito accompagnarsi a due amici: Ilario Conoscitore, incensurato di 20 anni e Francesco Giannella, di 30 anni. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, i tre si erano specializzati nel pianificare e programmare rapine ai danni di esercizi commerciali o di persone inermi e facoltose della provincia, avendo anche la disponibilità di armi e munizioni.
CON LE MANI NEL SACCO. Il pomeriggio del 30 novembre, i tre sono stati colti in flagranza di reato mentre - armati di pistola, un colpo esploso a scopo intimidatorio e uno in canna - stavano per rapinare un distributore di benzina sulla strada statale 89, Foggia - Manfredonia. Messi sotto torchio negli uffici della questura, i tre hanno perso la loro sicurezza: si sono prima accusati a vicenda e poi sono crollati. Hanno confessato di essere entrati nel box della vittima, di averla legata con del nastro adesivo e di aver rovistato nell'abitazione con la guida sicura di Salvemini, che quella casa la conosceva benissimo, avendola frequentata.
LA RICOSTRUZIONE DEL CASO. Qualcosa però è andata male: Di Bari ha riconosciuto i tre ragazzi e li ha minacciati, firmando di fatto la sua condanna a morte. Per questo, il tentativo di rapina ha preso una piega inaspettata: i tre hanno chiuso di Bari nel cofano dell'automobile e poi - dopo avergli sfilato il portafogli contenente 700 euro, strappato di dosso una catenina d'oro e portato via un fusto di gasolio dal garage - lo hanno barbaramente ucciso colpendolo alla testa con un piede di porco e provocandogli una ferita da arma da taglio alla gola. Dagli elementi raccolti dagli inquirenti, l’esecutore materiale dell’omicidio sarebbe il più grande dei ragazzi, che avrebbe colpito l’uomo al capo con la leva metallica. I tre ragazzi adesso dovranno rispondere del reato di concorso in omicidio, con le aggravanti dei metodi brutali, ma anche di rapina e sequestro di persona.

di Redazione 


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