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Bruno Longo e la “sua” casa popolare, gli occupanti: “Perché un ex consigliere che abita altrove deve mantenerla vuota?”

Parla la madre di cinque figli che ha occupato l’alloggio

Se occupare un’abitazione di edilizia popolare è considerato reato, detenerne una per tanti anni considerandola alla stregua di una “seconda proprietà” allora che cos’è?

LA GOFFA AUTO-RIABILITAZIONE. È in seno a questo dubbio anzitutto morale, prima ancora che politico e giuridico, che si torna a parlare “dell’affaire” della famosa casa popolare di Bruno Longo. A risollevare la polvere dal mini appartamento di Corso Roma 161 (agli atti riportato anche come Via Luigi Sturzo 161, per il secondo ingresso) c’ha pensato il diretto interessato, quello stesso Bruno Longo “inguaiato” da un’accusa pesante di induzione indebita che però, appena qualche giorno fa, è tornato a parlare. Una sorta di goffa auto-riabilitazione, la sua, con tanto di svisceramento di elenchi numerati in cui, dopo aver liquidato la relazione del Ministero che ha sciolto per mafia l’amministrazione comunale della quale ha fatto parte (e dove il suo nome ricorre con frequenza), si è soffermato proprio sulla storia dell’abitazione in questione.

INABITATA PER ANNI. “Quel domicilio mi appartiene”: è quanto ha detto Longo nel suo comunicato (LEGGI), parlando di un alloggio che, di fatto, non appartiene a nessuno, se non a chi ne ha bisogno nella città di Foggia – ma sull’arroganza dell’uscente classe politica che ritiene che il bene comune sia cosa propria si è già detto e scritto a iosa, e gli inquirenti sono ancora all’opera. Assegnataria, pertanto, risulta essere stata effettivamente sua madre, che lì avrebbe abitato fino al 2011, anno del decesso. Da allora, a quanto si apprende, la casa popolare “ereditata” da Bruno Longo è rimasta vuota, inabitata, anche perché l’ex consigliere e assessore nel frattempo già viveva altrove, persistendo però nel “mantenere” l’alloggio, in sfregio alle famiglie bisognose foggiane.

“L’HO OCCUPATA E MI SONO AUTODENUNCIATA”. Tra queste c’è quella di Elma Salvatore, la giovane madre di cinque figli che, carte alla mano, il 10 giugno del 2018 ha occupato la casa popolare che Bruno Longo avrebbe riscattato dalla madre. “Sono subentrata con il mio compagno e con i miei figli perché eravamo in mezzo a una strada – ha dichiarato l’occupante a Foggia Città Aperta – e subito dopo mi sono autodenunciata. La polizia locale è arrivata la domenica successiva per verbalizzare quanto accaduto: dentro c’era di tutto, gatti, topi, immondizia, tutto distrutto perché la casa è rimasta disabitata per anni, inutilizzata, tolta alla gente che, come noi, ha bisogno di un tetto”.

“L’HO FATTO PER I MIEI FIGLI”. Un’abitazione al centro di non poche polemiche, spesso accostata alla criminalità organizzata – che, stando alla famosa relazione ministeriale, avrebbe gestito per anni l’edilizia popolare comunale “sotto gli occhi” di consiglieri come Bruno Longo. “Il mio compagno non ha rapporti con personaggi della mafia, ha il passaporto – ha detto in merito Elma Salvatore che, in realtà, viene tirata in ballo nella relazione della Commissione a causa dei precedenti del fratello Antonio. “Se la mia fedina è sporca – ha continuato – è solo per abusivismo: lo so che è un reato ma se l’ho fatto è per i miei figli… È giusto che un ex assessore e consigliere debba avere una casa popolare vuota per tutti questi anni? È giusto che questa venga tolta alla gente che non ha un posto dove andare? Non è un reato peggiore questo?”.

“IMMOBILE DI PROPRIETA’ DEL COMUNE”. Attualmente, ad ogni modo, è in corso la causa (slittata da gennaio ad aprile ’20 e poi rinviata per Covid) nella quale la Salvatore è stata citata in giudizio per i reati 633 e 639 bis del codice penale, “perché – come si legge nella notifica del Tribunale – invadeva arbitrariamente, al fine di occuparlo, l’immobile di proprietà del Comune di Foggia”. Del Comune, dunque; ossia del popolo, delle persone che ne hanno i requisiti in quanto meno abbienti di altri. E non di Bruno Longo, non di sua “appartenenza” come invece sostenuto nel recente comunicato in cui, inoltre, ha anche aggiunto che “si tentò uno sgombero mai eseguito” – “Qui non è mai venuto nessuno a sgomberarci”, ha dichiarato in merito l’occupante.

“PERCHE’ DEVE TENERLA VUOTA?”. “Sembrava una bravissima persona, siamo stati vicini di casa per anni, fin quando non si è trasferito altrove, anche se tornava sempre per chiedere i nostri voti – ha aggiunto la suocera di Elma, Lucia Valletta, assegnataria di un mini appartamento situato di fronte alla casa in questione. “Mi sono dovuta ricredere sul suo conto: se vive in una villa, come sanno tutti – ha aggiunto la signora Valletta – perché allora ha anche questa casa del Comune? Perché deve mantenerla e tenerla vuota? A quale scopo?”.

MEGLIO TACERE. Domande legittime che contribuiscono a inquadrare ulteriormente il succo della questione legata alla persona Bruno Longo: colui che “non dimentica” il suo “unico e recente guaio giudiziario”, come ha detto, e che, pur essendosi trasferito da tempo in una villa privata, continua a conservare la residenza presso un’abitazione popolare, di spettanza comunale, da lui disabitata per anni. Ritiene che gli appartenga, una pretesa che a tutto serve tranne che a essere considerata un’auto-riabilitazione morale. Nell’attesa che inquirenti, indagini, prove e giudici scrivano la parola fine sulla sua vicenda politica e personale, in casi del genere sarebbe meglio tacere.

di Alessandro Galano


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