Il “mood” di Marilyn, i fantasmi di Norma: il “doppio” monologo di Maggie Salice
Lo spettacolo sulla grande star del cinema
Una stanza piena di gente, verrebbe da dire, citando il libro cult di Daniel Keys: vero e proprio manuale sul disturbo di personalità multipla. Se poi la stanza è quella di una certa Marilyn Monroe, o più semplicemente Marilyn, allora la cosa si fa ancora più interessante.
DA FOGGIA IN TOUR. È tornato in scena sabato 7 marzo, a ridosso della giornata che celebra la donna, lo spettacolo “In the mood for MarIlyn”, fuori abbonamento della stagione “Giallocoraggioso” del Teatro dei Limoni. Scritto da Letizia Rita Amoreo e interpretato da Maggie Salice, per la regia di Roberto Galano, dopo il debutto dello scorso anno lo spettacolo è ripartito dallo spazio teatrale di via Giardino, a Foggia, prima di intraprendere una tournée che lo vedrà protagonista nei “teatri off” di Caserta, Lanciano e altre realtà tra sud e centro Italia.
NORMA, MARILYN E GLI ALTRI. L’ultima notte di una delle star più amate della storia del cinema va in scena come su un set cinematografico, di più, come in un film: c’è lei, Marilyn Monroe, ma c’è anche l’altra, Norma Jean Mortensen. Il personaggio e la persona, l’attrice e la donna. E poi c’è la stampa, il pubblico, gli agenti, gli sceneggiatori, per non parlare dei suoi grandi, tormentatissimi amori: il fenomeno del baseball Joe di Maggio, suo secondo marito; lo scrittore – “quel comunista” – Arthur Miller, terzo marito; e ovviamente loro, i Kennedy, John e Bobby, l’uno presidente degli Stati Uniti, l’altro senatore e pezzo grosso della politica americana.
INTERFERENZE. Ombre e voci che attraversano come fantasmi il corpo e l’anima di una donna che dopo aver sedotto il mondo muore abbandonata in una notte misteriosa, sul divano, svestita, con la cornetta del telefono penzolante. Ombre e voci che sono interferenze della psiche di Norma, interferenze nello show di Marilyn, muovendo da una bipolarità che dilaga fino a investire il pubblico, chiamandolo a testimonio della crudeltà di certe esistenze, la crudeltà dell’esistere. Una resa drammatica e intensa che si avvale della mirabile credibilità attoriale di Maggie Salice, chiamata a un doppio monologo – un monologo alternato, ora Norma, ora Marilyn – tutt’altro che semplice, dai ritmi serrati e i toni elevati.
POSTUMI. Laddove non arrivano le parole, poi, sopraggiunge il corpo: i movimenti di teatro-danza che si inseriscono tra i recitati sembrano quasi voler “sfumare” la vicenda umana della protagonista, consegnando spettri e tormenti, rimpianti e misteri alla leggenda, al mito, al silenzio dopo la tempesta di una vita non come tante. D’altronde, per certe esistenze vale quello che ha detto Friedrich Nietzsche, e non è un caso che sia la stessa Marilyn/Norma a citarlo: “Alcuni nascono postumi”.
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