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L’abisso di Primo Levi tra “Rinascimento pugliese” e contributi esterni: la Shoah a fumetti

Inaugurata la mostra “Se questo è un uomo”, in Fondazione Monti Uniti

Strisce. Come quelle indossate da Primo Levi nella tavola che apre la mostra, a firma del foggiano Umberto Romaniello e dall’emblematico titolo “Haftlinng” – “prigioniero”. E come le altre esposte al pianoterra della Fondazione Monti Uniti di Foggia, a raccontare un’opera enorme, “Se questo è un uomo”, e una tragedia altrettanto enorme, la Shoah.

COMICS PER LA MEMORIA. Strisce che sono fumetti ma che in realtà sono “pezzi”, arte a tutti gli effetti – e da Paz in poi chi storce il naso è un folle – a cura di una schiera di disegnatori, illustratori, fumettisti appunto, chiamata a interpretare la Giornata della Memoria attraverso il linguaggio dei comics. Inaugurata nella serata di venerdì 27 gennaio con il concerto della Fondazione Musicalia diretta dal Maestro Carmen Battiante, la mostra “Se questo è un uomo”, curata dal docente Gianfranco Piemontese, espone sedici interpreti della cosiddetta “nona arte” e resterà in Via Arpi, a disposizione del pubblico, fino al prossimo 11 febbraio 2023 (dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 20, ingresso libero).

RINASCIMENTO PUGLIESE (E NON SOLO). Pugliesi, soprattutto, artisti figli di quella che è ormai una “terra di fumettisti”, ricalcando le parole di Alessia Paragone, esperta del settore coinvolta nel progetto, la quale non esita a definire questo florilegio di interpreti in termini di “Rinascimento pugliese del fumetto”. Ma anche disegnatori provenienti da fuori, come l’autore di graphic novel Germano Massenzio – iconico il suo inchiostro su carta dal titolo “Raccontare per non dimenticare” – o come Alessio Fortunato, storica mano di Dampyr (albo cult targato Sergio Bonelli) e autore di una tavola dal fortissimo impatto dove svetta un angelo della morte a cavalcioni su quel maledetto treno per Auschwitz – titolo “Storia di dieci giorni”, penna biro su cartoncino. Senza dimenticare l’art designer Daniela Tzvetkova, nata a Sofia ma foggiana d’adozione, autrice di una serie di tavole in bianco e nero che da sole rappresentano un vero e proprio fumetto, con tanto di nuvole.

IL “KA-BE” E “L’OGGI PERFORATO”. Operazione simile ma realizzata a colori, in digitale e acquerello, quella firmata dal disegnatore foggiano Giuseppe Guida, uno degli iniziatori e promotori di quel Rinascimento di cui sopra, nelle cui tavole esposte – intense ed emozionanti – si racconta il “Ka-Be”, ossia l'infermeria, ma anche il campo dove “si aggira ogni giorno la strage”. E sulla stessa linea si colloca l’intervento di Giuseppe Petrilli, autore di “Anche_Questo_Oggi”: tavola 70 per 50 centimetri realizzata in digitale con interventi a mano (acquerelli) che inchioda la disperazione in un bianco e nero calcatissimo, nel quale emerge il quotidiano lavoro disumano cui sono stati costretti centinaia di migliaia di disperati ridotti a numeri – l’oggi, come scrive Levi e come rievoca il pezzo, “perforato attraverso tutti i suoi minuti”.

VIOLENZA E INDIFFERENZA. Menzione a parte, infine, per le due tavole di Francesco Saverio Cancelliere, architetto di professione in grado di fornire un contributo di primissimo piano alla mostra. Una si intitola “La porta si è aperta”, raffinata china su carta in cui si racconta la “selezione” che ogni giorno toccava agli ebrei e che condannava a morte i più malmessi – “Questa volta ci siamo proprio” dice Primo Levi nella scena interpretata. L’altra è “Violenza e indifferenza”, realizzata con china e matita su carboncino e più che una tavola, è una vera e propria tela in grado di calamitare l’attenzione del pubblico: un’opera quasi ipnotica, di insolita fascinazione, nella quale l’osservatore è colpito e affondato dalle tre inquietanti figure che occupano la scena – due di spalle, violacee e intabarrate, mani in tasca di fronte al filo spinato, e una frontale, in uniforme nazista, a interrogarci truce con il vuoto del suo volto fantasma.

di Alessandro Galano


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