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Tra jazz e filosofia, il disco di Antonio Simone: “On My Path”

Il pianista e compositore cerignolano

Si intitola “On My Path” ed è il primo lavoro discografico del pianista e compositore cerignolano Antonio Simone, pubblicato da Dodicilune, prestigiosa etichetta jazz. Otto tracce che raccontano una storia musicale fortemente autobiografica, dagli interessanti risvolti filosofici, in grado di dare la cifra artistica di questo artista trentasettenne. Compagni di viaggio sono Angelo Verbena al contrabbasso e basso elettrico e Marcello Spallucci alla batteria. Trio che, il 17 settembre scorso, si è esibito proprio a Cerignola. In questa intervista, Antonio Simone ha parlato del suo lavoro.  
  
Un anno di lavorazione e un brano, “Looking For My Self”, che fa da traino. È così?
Sì, in questo pezzo è presente la voce del filosofo Alfred Korzybski, è un omaggio. È stato un lavoro faticoso in cui però ho fatto bene a credere. Mai avrei immaginato, infatti, di dovermi esibire a New York al “The players club Gramency”, in occasione del memorial Korzibsky del 7 ottobre.  
  
“On My Path”, ossia “Lungo il mio percorso”: un titolo che fa il punto della tua carriera?
È esatto. Molti brani erano custoditi nel cassetto, composti soprattutto durante il mio percorso al Siena Jazz University, dove ho vissuto esperienze significative. Ho cominciato a pensare a un legame indissolubile tra musica e filosofia, cercando di intrecciarne i significati. Un disco spirituale in cui si parla di unicità.
  
Cosa vuol dire essere unici, nella tua musica?
Significa tirar fuori qualcosa di sé che ti renda riconoscibile, con pregi, limiti e difetti. Bisogna avere il coraggio di rischiare, provare a staccarsi dagli stilemi e cercare di dire qualcosa secondo le proprie caratteristiche. Sei dovuto andar via per completare la tua formazione.
  
Cosa pensi della tua terra, al rientro? Si può vivere di musica anche qui?
Sì, certo. Ognuno deve cercare di crearsi la propria isola felice. L’importante è provare a essere liberi da inutili pregiudizi. Al di là dei generi, spesso si dimentica che la musica è un linguaggio universale in cui ogni artista si può esprimere liberamente.
  
Smooth jazz, electro, cool, contaminazioni con altri generi. Dove ti senti più a tuo agio?
Sono cresciuto suonando swing, piano stride e ragtime, dopodiché mi sono avvicinato al jazz europeo. Col passare del tempo ho capito che mi sento a mio agio in qualsiasi tipo di musica o composizione che possa toccare le corde del mio animo, tale da stuzzicarne la creatività.

di Alessandro Galano


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